Risoluzione in Commissione

E’ stato pubblicato e assegnato in Commissione Affari Costituzionali; il testo della nostra proposta di legge su “Disposizioni di principio in materia di valutazione della trasparenza, dell’efficienza e dell’integrità nelle pubbliche amministrazioni”.

Risoluzione in Commissione presentata da on. G. Gitti

La VI Commissione premesso che:

i Governi di tutto il mondo, oggi, sono affannati, da un lato, da una spesa pubblica crescente e, dall’altro, da una macchina burocratica inefficiente, a fronte di una progressiva diminuzione delle risorse finanziarie a disposizione, anche a causa di una crisi economica e finanziaria perdurante;

ciò rende improcrastinabile l’esigenza di una allocazione più attenta e rigorosa delle risorse disponibili, soprattutto in Italia per il suo altissimo debito pubblico;

il rigore non è la soluzione: non basta e, anzi diventa persino dannoso quando si accompagna ai cosiddetti tagli lineari alla spesa pubblica, che impongono sacrifici indistintamente alle Amministrazioni Pubbliche virtuose al pari di quelle non virtuose, venendo così ad incrinare un rapporto di fiducia da parte di quanti stanno amministrando bene e con risultati positivi;

le politiche di rigore, pertanto, devono accompagnarsi a meccanismi incentivanti, che sappiano premiare le Amministrazioni meritevoli e sanzionare quelle che non lo sono;

del resto, la decisione su come allocare le risorse pubbliche non può continuare a essere dettata dall’emergenza del momento o dalla capacità di contrattazione del singolo Ministro o dalla totale discrezionalità di una maggioranza politica, qualunque essa sia;

un Governo, fatta salva la prerogativa della responsabilità politica, deve poter disporre di uno strumento non meramente ragionieristico per distribuire il denaro pubblico, in modo che le Amministrazioni performanti siano premiate con maggiori trasferimenti rispetto a quelle non performanti;

affinché ciò sia possibile, servono strumenti di valutazione e misurazione standardizzati anche a livello qualitativo su performance, trasparenza e integrità delle Pubbliche Amministrazioni: infatti, valutare le Pubbliche Amministrazioni sulla base dei bilanci non solo non è sufficiente, ma può essere persino fuorviante, in quanto una P.A. che avesse i conti perfettamente in ordine, ma avesse tagliato i servizi sarebbe, paradossalmente, da chiudere, perché incapace di adempiere al suo compito;

tale misurazione è un obbligo normativo, in Italia, diventato nel tempo sempre più stringente: si pensi alla legge n.241/1990 (in particolare all’articolo 5), alla legge n.15/2009 (articolo 7) e al relativo decreto legislativo n.150/2009, alla legge n. 190/2012, al decreto legislativo n. 33/2013, al decreto legislativo n.90/2014, alla legge delega n.124/2015;

le suddette norme impongono una valutazione delle Pubbliche Amministrazioni basata su criteri non meramente economici e finanziari, bensì qualitativi, in grado di misurare anche la qualità del servizio svolto: uno Stato moderno ed efficiente deve sapere non solo “quanto” spendono le PA, ma soprattutto “come” e “per cosa”;

in Borsa e sui mercati finanziari secondari i cosiddetti indici etici, o di sostenibilità, consentono da tempo di valutare la performance di un titolo finanziario o del soggetto economico che lo emette – impresa o Stato – tenendo conto non solo della performance economica e finanziaria, ma anche di variabili qualitative ed “etiche”, come il rapporto con l’ambiente, l’impatto sociale e la governance aziendale (ESG): se questo è possibile per aziende private, ancor più lo è per l’Amministrazione Pubblica;

un indice quantitativo e qualitativo di sostenibilità è stato costruito anche per le PA da un organismo no-profit (Fondazione Etica), con il nome registrato di Rating Pubblico, e testato su alcune tipologie di PA, quali Comuni, Regioni, Asl e Ministeri: in quanto valutato positivamente sia da Cassa Depositi e Prestiti e da Confindustria, esso può costituire una bussola sulla cui base il Governo può cominciare a orientarsi nella distribuzione delle risorse pubbliche a partire, innanzitutto, dalla legge di stabilità 2016;

il Rating Pubblico è stato valutato positivamente da Cassa Depositi e Prestiti e da Confindustria e consente una spending review ragionata, basata sul “cosa” e sul “come”, oltre che sul “quanto”, dell’azione amministrativa: senza ricorrere alla nomina di nuovi commissari in transito, la metodologia sperimentata sul modello dei suddetti Indici Esg consente di individuare il benchmark tra le varie tipologie di PA e di incentivare le PA più performanti, al contempo stimolando le altre a migliorarsi; i vantaggi conseguibili sarebbero molteplici:

lo Stato potrebbe spendere più fruttuosamente i flussi provenienti dal prelievo fiscale, evitando i tagli lineari;

le Amministrazioni più meritevoli potrebbero essere premiate, ad esempio, con maggiori trasferimenti statali o con la concessione di finanziamenti;

le stesse Amministrazioni Pubbliche potrebbero utilizzare il Rating Pubblico in parallelo a sistemi di autovalutazione;

Cassa Depositi e Prestiti disporrebbe di uno strumento valutativo interno più completo per selezionare le richieste di finanziamento che riceve, ad esempio, dagli Enti Locali, sulla base non solo di indici quantitativi, come adesso, ma anche qualitativi;

aumenterebbe la fiducia verso le Istituzioni di cittadini sempre più stanchi degli sprechi di denaro pubblico;

faciliterebbe il federalismo fiscale contribuendo all’individuazione di costi standard; l’Italia diventerebbe una best pratice in Europa in materia di trasparenza e integrità e un modello esportabile negli altri Paesi;

il Rating Pubblico, inoltre, consentirebbe di valutare la capacità finanziaria di rimborso e merito creditizio, nonché di pagamento nei confronti delle aziende fornitrici, arrivando a prevedere la possibilità di default di una Regione, di un Comune o di una Asl, prima ancora che essa diventi evidente dai dati meramente economici e finanziari (sii pensi, ad esempio, ai casi della Regione Piemonte e Sicilia);

poiché la legge 15/2009 prevede “l’indipendenza di giudizio” come “condizione fondamentale” del processo valutativo delle PA, è necessario che, in parallelo all’autovalutazione che la PA è chiamata a svolgere autonomamente attraverso, ad esempio, gli Organismi di Valutazione Indipendenti, venga effettuata anche una valutazione esterna, effettuata da un soggetto terzo, esterno alla P.A. e, come tale, indipendente;

tale condizione evidentemente non può essere garantita dai suddetti Oiv, in quanto nominati dai vertici politico-amministrativi delle PA (i soggetti da valutare nominano i propri valutatori), nè, dopo che la Civit è stata trasformata in Anac, dal Dipartimento della Funzione Pubblica, per un naturale conflitto di interesse;

serve dunque un organismo terzo, indipendente, sull’esempio delle Authority:

non le Agenzie Internazionali di Rating, che valutano prevalentemente gli aspetti economico-finanziari, ma un organismo agile di poche unità, per il resto avvalendosi delle competenze del MEF e di CDP;

la copertura finanziaria di tale organismo verrebbe assicurata dal risparmio di risorse dedicate all’interno del Ministero della Funzione Pubblica e di tempo che soprattutto le PA di minori dimensioni perdono per una valutazione che sono in grado di effettuare;

impegna il Governo a: 

1. allocare le risorse pubbliche sulla base non soltanto dei numeri di bilancio delle PA, ma anche della qualità dei servizi svolti;

2. trasferire più denaro alle Amministrazioni che dimostrino di essere più performanti in comparazione con le altre, disincentivando le Amministrazioni con peggiore performance, comunque premiando quelle che sono migliorate nel tempo;

3. approvare norme che consentano a CDP di agevolare l’accesso ai finanziamenti per le Amministrazioni con Rating qualitativo migliore;

4. adottare, a tal fine, un modello di valutazione delle PA standardizzato, in grado di misurare la performance, trasparenza e integrità di ciascuna PA, e di utilizzare al riguardo il lavoro già svolto dagli Indici Esg e dal Rating Pubblico come base per un modello di valutazione subito pronto;

5. dare vita ad un organismo terzo sul modello delle Authority, snello e indipendente, che lavori in stretta collaborazione con Agenzia Digitale, CDP e MEF per la costruzione di una banca dati unica delle PA e l’elaborazione di rating annuali per le diverse tipologie di PA;

6. verificare la copertura finanziaria dai risparmi di personale dedicato presso il Ministero della Funzione Pubblica e presso gli Enti Locali di minori dimensioni.

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