La riforma dei partiti in 3 mosse

Danger keep out sign on a wire security fence.

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I partiti oggi sono percepiti dall’opinione pubblica in modo negativo, come un danno per il funzionamento del Paese, ma troppo spesso ci si è limitati a mettere sotto accusa i contributi pubblici, senza vedere che essi costituiscono solo una parte del problema, e neppure la principale.

L’attenzione dei cittadini deve tornare sul “cosa riformare” nei partiti: ciò che questi ultimi temono veramente, infatti, non è tanto la diminuzione/abrogazione dei contributi pubblici quanto:

  1. la ridefinizione del loro profilo giuridico e la subordinazione del loro riconoscimento come soggetti politici a requisiti minimi di democrazia interna;
  2. la regolazione del loro potere di nomina alle cariche pubbliche;
  3. l’applicazione di obblighi stringenti in termini di trasparenza e di controlli efficaci.

L’Europa, con l’apposito organismo costituito in seno al Consiglio d’Europa – il Greco (Group of States against Corruption), lo raccomanda da tempo a ogni Stato membro della UE anche come efficace strumento anti-corruzione, oltre che come premessa per restituire ai partiti un minimo di credibilità e, soprattutto, riportarli, in Italia, alla loro mission costituzionale.

Nel 2013, quando tutta l’attenzione di tutti era, non a caso, deviata sulle norme per la presunta abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, noi presentammo un progetto di legge che riprendeva quelle 3 direttive: giace ancora alla Camera dei Deputati. Forse, allora, anzichè presentare sempre nuove proposte autoreferenziali per questo o quel partito, i parlamentari meglio farebbero a entrare nel merito di quelle che già ci sono e lavorare per una riforma condivisa, ma, soprattutto, coraggiosa.

© 2013 Fondazione Etica.
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