L’annessione tedesca: le assonanze nell’Europa di oggi

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L’Annessione è il titolo di un libro scritto da Vladimiro Giacchè, 2013 Imprimatur Editore, che non si limita ad analizzare un fatto storico – il crollo del muro di Berlino 25 anni dopo – ma dimostra le inquietanti assonanze con quanto sta accadendo oggi nel rapporto Germani/Europa.

Ancora oggi, infatti, la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania continua ad accentuarsi, nonostante massicci trasferimenti di denaro pubblico dalle casse del governo federale tedesco e da quelle dell’Unione Europea. Sulla base di una ricerca scrupolosa, condotta attraverso i dati ufficiali e le testimonianze dei protagonisti, l’economista Vladimiro Giacché svela come la riunificazione delle due Germanie abbia significato la quasi completa deindustrializzazione dell’ex Germania Est, la perdita di milioni di posti di lavoro e un’emigrazione di massa verso Ovest che perdura tuttora, spopolando intere città. La storia di questa “unione che divide” è una storia che parla direttamente al nostro presente. Essa comincia infatti con la decisione di attuare subito l’unione monetaria tra le due Germanie, prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le economie dell’Ovest e dell’Est. L’unione monetaria ha accelerato i tempi dell’unione politica, ma al prezzo del collasso economico dell’ex Germania Est.

Allo stesso modo la moneta unica europea, introdotta in assenza di una sufficiente convergenza tra le economie e di una politica economica comune, è tutt’altro che estranea alla crisi che sta investendo i paesi cosiddetti “periferici” dell’Unione Europea. Il libro di Giacché si conclude quindi con un esame approfondito delle lezioni che l’Europa di oggi può trarre dalle vicende tedesche degli anni Novanta.

Proponiamo alcuni brani, su cui riflettere:

In questi anni si è tentato in più modi di esorcizzare i risultati economicamente disastrosi dell’unificazione tedesca (..) Si è cercato di attribuire la colpa del disastro a «quello che c’era prima»: ossia ai 40 anni di storia della Rdt. Quest’ultimo modo per cavarsi d’impaccio – del tutto coerente con la più generale demonizzazione di quella esperienza – può avere qualche chance di successo, a patto che si abbiano i grandi media dalla propria parte e che si riesca a manipolare le statistiche o a nascondere i numeri che mal si conciliano con il proprio quadro di riferimento. E tuttavia ha comunque un punto debole: è un argomento la cui forza persuasiva non può che diminuire col passare degli anni.

«Ricondurre tutti i problemi che oggi si aggravano… solo e soltanto alle manchevolezze del sistema del vecchio socialismo, ed esentare da ogni responsabilità, per la miseria che cresce anziché diminuire, l’economia di mercato dell’Ovest che ‘ha sempre ragione’ (in passato ce l’aveva il Partito)…, è sempre meno credibile» (cit. in Huhn 2009: 61).

La storia raccontata e supportata dai dati è la storia di un’annessione.

Il concetto di «annessione» è un concetto imbarazzante in Germania. Perché il termine che esprime più direttamente questo concetto è «Anschluß», e con questo termine fu designata, e si designa storicamente, l’annessione dell’Austria al Terzo Reich di Hitler avvenuta nel 1938 (i nazisti all’epoca in verità parlarono anche di «riunificazione»).

Continua…

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