Politiche energetiche, uno snodo cruciale della ripresa

L’avvio della Città Metropolitana di Milano è l’occasione buona per un potenziamento delle attività concernenti l’efficientamento energetico. Ogni anno in Italia si spendono 45,2 miliardi di euro per i consumi termici ed elettrici negli 11,8 milioni di edifici residenziali; 1,3 miliardi nelle scuole e 644 milioni negli edifici pubblici. Fare efficienza energetica diventa un aspetto strategico per l’economia dopo che è stata recepita (con il Dlgs 102/2014) la direttiva UE a supporto dell’efficienza energetica nel privato e nella pubblica amministrazione.

Eppure, nella sola provincia di Milano, l’80% degli edifici presenta situazioni anche gravi di inefficienza energetica. La Lombardia, per reagire a tale situazione, ha istituito il Catasto Energetico Regionale nel 2013 e, nei giorni scorsi, ha dato il via libera al Piano energetico e ambientale regionale. E’ stato annunciato un bando da 43 milioni mirato all’efficientamento degli edifici pubblici comunali; in precedenza (fine 2012) era stata approvata dalla Giunta la prima fase esecutiva del Piano per l’Efficientamento delle proprietà comunali, che individua i 38 edifici, tra scuole, biblioteche, palestre, piscine, da efficientare.

Certo, esiste il problema del crescente debito pubblico, il che cozza contro la necessità di finanziarie progetti caratterizzati da un certo margine di rischio. Lo slogan «proteggere il clima e riqualificare i sistemi energetici anche in mancanza di fondi», ha indotto a lavorare su procedure e tecniche contrattuali da seguire per realizzare specifici contratti atti a favorire l’autofinanziamento. Ad esempio, il meccanismo individuato dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), attiva in questo ambito, richiede che i Comuni adottino i cosiddetti Contratti di Prestazione per il Risparmio Energetico con Garanzia di Risultato. Il meccanismo consente di ripagare il prestito con una quota dei risparmi che si ottengono con gli interventi, il resto rimane fin dal primo anno nella disponibilità dei Comuni. Nonostante l’appetibilità dei tassi offerti dalla BEI questi sono ancora troppo poco sfruttati.

Non è ancora molto diffusa, infatti, in Italia, questa tipologia di contratti. Il momento è però favorevole: le nuove direttive EU, la necessità di creare impiego (stima della CE: 15 impieghi diretti per 1 milione di euro investito nella riqualificazione energetica di un edificio), la ricerca costante di sostenibilità economica (si tratta di iniziative che non creano pressione sulle tariffe e liberano risorse a livello locale per fornire servizi ai cittadini, senza creare nuovo indebitamento) sono tutti fattori di stimolo. I progetti di efficientamento energetico si auto-remunerano e creano potenziale per strutture di finanziamento tramite terzi.

E’ però necessario elaborare strumenti che prevedano l’assunzione di maggiori rischi, rispondendo alle esigenze dei singoli operatori di mercato.

Riteniamo che l’avvio della Città Metropolitana di Milano, effettivo da gennaio 2015, rappresenti l’occasione per un riordino delle competenze tra le pubbliche amministrazioni in tema di potere allocativo e possa essere lo stimolo a supportare concretamente nuove iniziative che siano di esempio per altre regioni italiane.

Senza l’intervento pubblico, di tipo finanziario e regolamentare, questa è una strada difficile da percorrere. E’ necessario che il nuovo ente si doti celermente delle risorse necessarie, non tanto economiche (in gran parte rivenienti dalla UE e dalla BEI), quanto di competenze, al fine di favorire l’infastruttura indispensabile: impianto normativo pubblico, normativa civilistica con cui favorire lo sviluppo e la gestione di schemi contrattuali nuovi, reti relazionali al fine di permettere l’emersione degli operatori necessari e la miglior “bancabilità” dei progetti.

E’ un lavoro molto impegnativo, ma le risorse e le competenze esistono nella società civile milanese. Ci vuole anche la volontà politica.

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