Un segnale di maturità elettorale

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Eppure il segnale c’era stato: se in una regione come l’Emilia l’affluenza alle primarie del 28 settembre era crollata (un settimo delle primarie 2013 e un terzo di quelle del 2012), il segnale andava colto. Non erano primarie qualsiasi: non si trattava di scegliere un parlamentare per la lontana Roma, ma il governatore per il proprio territorio. Ciò nonostante, le gente non era accorsa come al solito.

“Non è un dramma” aveva dichiarato il vincitore, e del resto devono averlo pensato in molti ai vertici nazionali del Pd, se non sono stati presi provvedimenti subito in vista dell’appuntamento elettorale di due mesi dopo.

Il dramma invece c’è stato, in Emilia più che in Calabria: un’affluenza del 37% in Emilia, oltretutto in elezioni regionali, lancia un allarme ben più ampio per quelle politiche che verranno.

La colpa non è certo solo del Pd, ma non può sfuggire che quel crollo al Pd brucia in modo particolare, avendo fatto del coinvolgimento dei cittadini un proprio tratto identitario.

Sono già molte le analisi sui motivi della scarsa affluenza alle urne, ma le più sembrano concordare su uno: il distacco tra partiti e elettori, oltre che alla conseguente sfiducia nella politica.

C’è, però, un’altra motivazione importante: i cittadini cominciano ad essere stanchi di andare a votare quando i giochi sono già fatti. Non vogliono più essere chiamati a ratificare la scelta di un candidato la cui vittoria è stata decisa altrove e prima.

Va detto con franchezza: quando un apparato strutturato e radicato come quello democratico sceglie di puntare su uno dei suoi funzionari, per gli altri aspiranti non c’è posto. E in effetti, per quanto essi possano difendersi bene in termini di voti raccolti, vengono fatti partecipare allo scopo di far brillare di più il candidato prescelto.

Ecco, a questa ipocrisia collettiva gli elettori del Pd non vogliono più prestarsi, al punto che hanno deciso di comportarsi di conseguenza anche al successivo appuntamento elettorale.

Insomma, un segno di maturità elettorale da parte dei cittadini.

E, in fondo, anche una sfida: tutti i partiti, Pd in primis che li ha sempre definiti importanti, smettano di chiamare i cittadini solo a riempire le sale e le urne. Per una volta, si fermino ad ascoltarli.

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