Città metropolitana, non perdiamo l’occasione

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In un contesto in cui la ripresa tarda a giungere e le previsioni per il 2015 sono state riviste al ribasso, la neonata Città Metropolitana potrebbe svolgere un ruolo importante per ciò che concerne promozione imprenditoriale e innovazione, in uno sforzo teso a creare un benessere diffuso e più stabile.

La situazione di Milano, in quest’ambito, suggerisce però interventi tempestivi che non possono prescindere dal nuovo ente Città Metropolitana.

I problemi del contesto sono noti: il rapporto tra nuove imprese e residenti (indicatore della capacità organizzativa-imprenditoriale) mostra che il numero di nuove iscrizioni al registro imprese per abitanti in Italia è inferiore alla media dei principali paesi europei e i risultati di Milano e provincia sono inferiori alla media nazionale, segno della difficoltà a creare nuove imprese in Milano.

La dinamica del numero di brevetti per abitanti – altro indicatore significativo del tasso di innovazione – segnala che in Italia la propensione a brevettare le innovazioni di prodotto e di processo è inferiore alla media europea. La stessa dinamica in provincia di Milano ha subito, dal 2009, una contrazione superiore a quella che pure si registra anche negli altri paesi europei.

E’ questo un campo in cui va fatta emergere una capacità imprenditoriale che altrimenti rimane latente e insoddisfatta: tale capacità è tipicamente associata al soggetto pubblico. Le competenze che conducono all’innovazione e alla promozione imprenditoriale esistono, specialmente nell’area milanese, ma rimangono disperse. Si tratta di attività già oggi svolte, almeno in parte, da amministrazioni provinciali e locali. Alla provincia sono infatti delegate attività riferite a promozione della ricerca applicata, dell’innovazione, dei servizi alle imprese (in coordinamento con la Regione) e la promozione di business innovation center (BIC), centri servizi e parchi tecnologici.

Che ci sia bisogno di enti quali i business innovation centre – soggetti che offrono servizi per la creazione e lo sviluppo di imprese, da poco comparsi nel nostro paese e legittimati da interventi legislativi (L.221 del 27/12/12 e il Decreto Crescita del 2013) è evidente: i migliori nella gestione di start-up in Europa sono i tedeschi, con una conversione idea-impresa pari al 47%. La nostra media (9,6%) del 2012 è anche inferiore rispetto a quella europea (10,6%). Inoltre, per ogni start-up fondata, si è creato un posto di lavoro contro i due generati in Europa. Opportunità che si perdono, evidentemente.

Esiste un patrimonio di conoscenze e competenze, a livello locale, che può essere messo a frutto dalla Città Metropolitana, tramite concentrazione e razionalizzazione delle competenze. Per far questo è però necessario una revisione della normativa che allochi in modo efficiente responsabilità e budget.

Non ci pare un caso che uno dei primi esperimenti – Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo e BIC La Fucina di Sesto San Giovanni, promossi da Povincia di Milano e alcuni comuni dell’hinterland – è tramontato ad inizio 2013 (i progetti sono confluiti nell’Incubatore LIB – Laboratorio Innovazione Breda di Sesto San Giovanni, iniziativa di più ridotte dimensioni). E’ vero che, successivamente, altre iniziative sono sorte, quali Speedmiup (Camera di Commercio, Comune, Università Bocconi) PoliHub (Politecnico di Milano), e SiamoSoci, piattaforma web milanese dedicata – iniziativa del tutto privata – alle start up al fine di convogliare risorse verso l’innovazione. Si tratta di iniziative limitate, sorte nell’assenza di una pianificazione territoriale e di una architettura istituzionale coerente.

Ecco l’occasione per realizzare quanto manca: il Consiglio Metropolitano milanese è insediato e il Regolamento esiste, seppur provvisorio; a gennaio 2015 ci sarà l’avvio definitivo. Attualmente, comuni, provincie e regione lavorano in un sistema gerarchico, con poco o nullo coordinamento a livello metropolitano; poiché le attività imprenditoriali frutto dell’Innovazione nascono e si sviluppano sul territorio e fruiscono di iniziative consortili che, a loro volta, sono basate sul territorio e sulle sue caratteristiche, è necessaria un’attività di valorizzazione delle risorse in un contesto unico: l’area metropolitana è l’ambiente corretto e il nuovo ente è lo strumento adatto.

Peccato che la pubblica amministrazione, per l’avvio della città metropolitana, non abbia ritenuto necessario coinvolgere né istituzioni né imprese, né informare adeguatamente i cittadini e le elezioni sono passate sotto silenzio. E’ quindi necessario ed auspicabile che i cittadini e le forze sociali facciano sentire la propria voce alle istituzioni e indurle ad un cambio di passo.

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