Renzi-Camusso, uno scontro di altri tempi

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Lo scontro andato in onda nel weekend non solo non appassiona chi sogna un Paese migliore, ma delude chi ha sperato in nuovo corso politico.

La piazza della CGIL, è vero, risuona come un rito antico; eppure, stavolta conforta. Perché non tutto ciò che è nuovo è migliore per definizione, e tanto meno lo è quando il nuovo viene esibito con supponenza: io sono il nuovo, voi il vecchio. È un po’ come fanno gli adolescenti baldanzosi che sfottono i nonni quando raccontano dei tempi che furono.

Il mondo che la Cgil rappresenta può non essere condiviso, parte dei loro atteggiamenti possono risultare anacronistici, ma rappresentano comunque una storia importante di questo Paese, che non merita di essere snobbata né tanto meno derisa. Così come non lo meritano quelli un po’ in là con l’età, che ancora tante cose hanno da insegnarci, se solo i giovani avessero la pazienza e la capacità di ascoltarli.

Non si tratta di essere nostalgici. Ci sono battaglie e conquiste che oggi diamo per scontate, ma che non lo sono state affatto: rappresentano valori e principi che la nostra Costituzione sancisce. Ne possiamo solo essere orgogliosi.

E se qualche rigidità la Cgil la pone, il nuovo che avanza impari a farci i conti, e non farci a botte. Se la cosiddetta nuova classe dirigente è così capace come dice di essere, allora abbia anche la capacità del confronto e l’umiltà dell’ascolto. Si sieda al tavolo con l’odioso sindacato, non certo per estenuanti quanto inutili discussioni, che sono, quelle sì, di un tempo che speriamo sepolto, e metta in campo tutte le abilità di cui si vanta per trovare un punto di incontro, che non sia un gioco al ribasso, ma un salto in avanti. Seppe farlo benissimo come primo ministro Azeglio Ciampi, che era giovane non di età ma di esperienza politica e che, pure, non aveva nulla da dimostrare in termini di capacità e competenza: può farlo, dunque, anche il nuovo premier.

È vero, la Cgil e il sindacato tutto hanno molto da farsi perdonare, in termini di privilegi, opacità, indulgenze e negligenze. Tuttavia, costituiscono un attore che, nel bene e nel male, sta dalla parte dei lavoratori, di quelli che per vivere – come dice Landini – devono lavorare. E che, anzi, oggi pur lavorando, si ritrovano poveri. Ecco perché la piazza della Cgil stavolta è stata di conforto per quanti non sono iscritti a quel sindacato né vorrebbero farlo, ma per i quali sapere che c’è ancora qualcuno che si occupa di operai, di impiegati e pensionati, resta una buona notizia. Soprattutto oggi.

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