“Aspettando Godot” dei governi europei

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In Europa è iniziata la “nuova era” e la scelta dei protagonisti di “Aspettando Godot”, a cui i policymaker si ispirano spesso, non è adeguata. Esaminiamo in sintesi la situazione.

Lo scenario. A inizio settembre uno spiraglio di sole era comparso quando fu reso noto l’Indice della produzione industriale europea di luglio, salito a 101,5, il massimo da due anni; l’atteso aumento dell’export, favorito da un euro debole, poteva non essere estraneo a tale fatto. Pochi giorni dopo la doccia fredda, quando si è saputo che la produzione industriale tedesca di agosto era scesa, una contrazione del 4% su base mensile. Le notizie hanno indebolito le decisioni degli investitori, tanto che a settembre il Sentix, indice che rileva la fiducia degli investitori europei, ha raggiunto il minimo su base annua. Proprio nel momento in cui si stanno avviando le nuove iniziative a favore della crescita economica da parte della Banca Centrale Europea.

Gli strumenti in azione. Sino a poco tempo fa, l’aumento della liquidità disponibile era vista come la miglior ricetta alla crisi, nella convinzione che bassi tassi d’interesse avrebbero favorito l’indebitamento, i consumi e gli investimenti, trainando così la ripresa economica. Oggi constatiamo che il flusso di liquidità ha protetto e stabilizzato i mercati finanziari ma non è giunto all’economia reale e la stessa BCE ha dichiarato che il problema non è solo sul lato dell’offerta: gli investimenti non sono stati incoraggiati. Governi e policymakers attendono quindi una inafferrabile ripresa economica, come Valadino ed Estragone, i protagonisti di Aspettando Godot.

La delusione del credito. A conferma dello scenario critico, il bollettino di settembre della BCE informa che i prestiti al settore privato sono scesi di 1,5% su base annua. E’ vero che c’è stato un leggero miglioramento rispetto al mese precedente, ma con questo dato, siamo a circa 2 anni e mezzo di calo. Purtroppo per noi, si nota anche che l’Europa è spaccata in due: nei paesi periferici (Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia, Italia) il calo è più pronunciato; in italia lo stock è sceso del 9,3%. I paesi core invece non mostrano una simile dinamica: in Francia, il nuovo malato dell’Europa, non c’è stato alcun calo.

La “nuova era”. Pare necessario ricordare che i dati sopra esposti vanno inquadrati nel nuovo scenario globale, caratterizzato da:

–          inflazione zero e rischio deflazione,

–          crescita debole,

–          riduzione di efficacia delle armi a disposizione delle banche centrali,

–          aumento del debito pubblico e di quello privato: conseguente cautela delle banche centrali ad aumentare i tassi,

–          invecchiamento popolazione e riduzione occupati,

–          progressivo impoverimento della classe media e divario tra ricchi e poveri.

La necessità di una utopia. La politica monetaria è necessaria, ma non è sufficiente a generare la spinta se non è accompagnata da misure ulteriori per la crescita. E’ chiaro che in questo scenario, favorito anche dall’assenza di una classe politica lungimirante, vanno adottati comportamenti non convenzionali, a rischio di sfociare nell’utopia. E’ necessario:

  1. un meccanismo federale di bilancio, anche attraverso la forma degli Eurobond, tramite cui ridurre gli squilibri in Europa (fortemente imputabili alla Germania che dovrebbe aumentare i consumi e ridurre l’export);
  2. un sistema di stimoli che abbandoni la fase dell’austerità in favore di una strategia articolata di crescita, tenendo conto che le differenze tra paesi impongono politiche industriali differenziate (oggi precluse dai vincoli di bilancio);
  3. proseguire verso l’unione bancaria europea, e questo è il punto meno impegnativo giacchè la strada è già iniziata.

Il monito ai governi è: aspettando Godot, non rimanete con le mani in mano.

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