Le Provincie sono state abolite?

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Le Provincia sono state abolite, dicono. In effetti i presidenti e i consiglieri provinciali non vengono più eletti, con conseguente risparmio per le casse dello Stato.

Perché, allora, i partiti stanno litigando per la composizione del nuovo Consiglio? Le trattative vanno avanti da tempo, lo scontro riguarda la presentazione di liste e i sindaci che dovrebbero eleggere il nuovo presidente si incontrano per accordarsi prima sul nome. Uno scenario che non si spiega se non con la verità, che è un’altra. Sì, è vero, il vertice politico delle Provincie non è più elettivo e un risparmio c’è. Ma quello che si voleva evitare è ancora tutto lì. Innanzitutto, la struttura su cui si reggono le Provincie – uffici, personale, dirigenti, etc..- è rimasta intatta, e non sfugge a nessuno che il vero costo è lì. In secondo luogo, i politici sono ancora a capo di tutto il sistema provinciale, solo che sono nominati e, come tali, frutto di equilibri e logiche che restano nascoste alla comunità che nella provincia vive.

Allora non prendiamoci in giro: le Provincie non sono state abolite. Che sia giusto o meno procedervi, l’abolizione avrebbe comportato una riforma costituzionale non solo per l’eliminare l’organo, ma anche per rivedere l’intero sistema delle autonomie locali per la conseguente ridistribuzione delle funzioni ora in capo alle Province.

Ma si sa, ora va di moda la politica degli spot: si ritocca la superficie quel tanto che basta per farla sembrare una svolta epocale, rimandando a data destinarsi un intervento più risolutivo. Basta esserne consapevoli e ricordarsene la prossima volta che andiamo a votare.

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