Lavoro: oltre al danno, la beffa?

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Ha dichiarato il premier che il lavoro non è un diritto, ma un dovere. L’affermazione suona stonata per più motivi.

In primo luogo, perché sottintende una visione distorta del significato di “diritto”, fatto passare quasi come “pretesa”. Nessun cittadino pretende di lavorare, ma di sicuro lo spera: il concetto stesso di dignità dell’uomo non passa, forse, attraverso la possibilità di un lavoro? Basterebbe chiederlo ai tanti cassaintegrati, provati dall’umiliazione di essere pagati per restare a casa.

In secondo luogo, perché quell’affermazione risulta decisamente irrispettosa verso i tanti, troppi, disoccupati del nostro Paese, che vorrebbero tanto “dover” lavorare e non possono farlo per mancanza di offerta.

Non si è chiesto il premier come possono essersi sentiti gli oltre quattro giovani disoccupati su dieci di fronte alle sue parole? Non vengono aiutati e ora persino rimproverati: non solo, infatti, non hanno un lavoro, ma vengono fatti passare persino per quelli che vi si vogliono sottrarre.

Verrebbe da dire: oltre al danno, la beffa.

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