I movimenti continui del Centro

Autore:

indexNon ci facciamo più neanche caso: in Parlamento è tutto un fiorire di associazione e movimenti, anche quando non hanno i numeri per formare un gruppo parlamentare.

Se questo accade agli ex-grillini e ex-Sel, i primi a guidare la classifica delle scissioni e dei nuovi movimenti spetta senza dubbio agli ex- Scelta Civica. È dei giorni scorsi, infatti, l’annuncio della nascita de I Riformatori da parte di alcuni parlamentari all’interno del gruppo parlamentario originario di Scelta Civica e, qualche tempo prma, di DemoS da parte di altri all’interno del gruppo parlamentare Per l’Italia, a sua volta nato dalla prima scissione del novembre scorso.

Possibile che nessuno di loro si renda conto che in questo modo non fanno altro che perpetuare il peccato originale di SC? Che è, appunto, quello di fare operazioni di palazzo. I nominati di Monti hanno sempre fatto così: una volta ricevuta l’investitura dall’alto, nel febbraio 2013, non si sono mai preoccupati di tornare sui territori: loro gli eletti, loro i vertici del partito, loro le decisioni sulle politiche, loro la scelta di scindersi. Tutto a porte chiuse, tutto tra loro. Certo, una qualche forma di partito, dopo la Convention di Caorle, in settembre, avevano provato a farla, ma quando ormai era troppo tardi e le periferie avevano capito di venire coinvolte solo per fare da pubblico di fronte alle telecamere o per ratificare decisioni già prese negli organi costituiti.

Troppi “milord”, troppo “romano-centrici”, proprio loro che erano saliti in politica per cambiare la politica romano-centrica. Troppo alteri anche solo per trovare compromessi al loro interno, dentro il Parlamento. Figuriamoci fuori.

L’uscita di Monti, oltre che vergognosa per un qualsiasi leader, è stata la chiarificazione di una identità: Scelta Civica è stata solo una mera operazione elettorale.

Nel frattempo, da ottobre a oggi, altre verità si sono rese evidenti.

Innanzitutto, che essere bravi professori o imprenditori non significa essere bravi politici, così come voler fare politica non significa saperla fare.

In secondo luogo, che il terzo polo in Italia è già occupato, non dai moderati bensì da Grillo, che di moderato non ha nulla.

In terzo luogo, che il centro è ormai diventato un non-luogo della politica, essendo affollato in prevalenza da avventurieri ambiziosi di senza-partito.

Infine, che anche con un numero di parlamentari sufficiente a formare un nuovo guppo – come è stato “per l’Italia” staccatasi da Scelta Civica – non funziona più lo schema politico per cui prima si crea la testa, a Roma, e poi si pensa al corpo, nel resto della penisola: gli Italiani ne hanno piene le tasche di persone per bene e con buone intenzioni che, però, non sanno neppure adempiere al compito cui sono stati chiamati con il voto.

La politica è una roba seria, non per professionisti incalliti e senza scrupolo, ma neppure per salvatori della patria auto-investiti e improvvisati. Alla politica serve gente preparata sul campo e con tanta, tanta, passione.

© 2013 Fondazione Etica.
Top