Intervento del Prof. Alberto Spreafico

Il sistema politico italiano, a detta di molti,  è un sistema politico malato. Ma noi ci troviamo di fronte ad un malato che presenta le seguenti caratteristiche. Tanto gli addetti ai lavori, gli uomini politici, quanto quelli che dovrebbero essere i medici, gli studiosi, i consiglieri, non sono d’ accordo né sulla natura della malattia né sulle sue cause né sul suo decorso né sulle cure che dovrebbero essere applicate. Per qualcuno il malato è morto. Noi ci troviamo quindi a dover affrontare un problema non facile. Noi dobbiamo esaminare, mi sembra,  in primo luogo i sintomi di questa malattia. E i sintomi della malattia mi sembrano numerosi.


In effetti noi vediamo che, se guardiamo la lunghezza (registrazione  lontano dal microfono e incomprensibile) vale a dire il periodo che intercorre tra le cadute di un governo e la formazione di un altro governo, periodo  nel quale il paese rimane, almeno teoricamente, senza una guida se non per l’ ordinaria amministrazione, noi vediamo che sono in media 43 giorni nelle tre crisi della prima Legislatura e che diventano 244 giorni, in media, nelle cinque crisi della sesta Legislatura.
Quindi appare sempre più difficile formare un Governo quando ne è caduto uno.
Se noi guardiamo la frequenza delle crisi di governo, noi vediamo che vi sono state, dal primo governo Badoglio all’ attuale secondo governo Spadolini, la bellezza di 46 crisi di governo e che in Italia in genere un governo dura 10 mesi. Quando un governo dura 10 mesi voi capite che parlare, ad esempio, di programmazione, è praticamente risibile.
L’ Italia, alla fine del 1971, era al 13 posto in materia di durata dei Governi, da allora la situazione è andata rapidamente peggiorando. Da molte parti si lamenta inoltre che queste frequenti crisi di governo siano una, non la sola, delle cause della mancanza di un centro stabile di coordinamento e di indirizzo politico.


Noi vediamo che vi è un degrado delle sedi decisionali formali, specie a livello centrale, che vi è un trasferimento del potere reale in altre sedi rispetto a quelle che sarebbero formalmente previste e che nelle sedi formali intrattengono fra loro dei rapporti che potremmo definire da potenza a potenza e variano in ragione spesso dell’ appartenenza politica dei loro dirigenti. D avarie parti si è anche accennato al ruolo importantissimo dell’ informazione per consentire una azione di Governo che obbedisca al principio 2conoscere per deliberare”.
Io ho visto i risultati di alcune ricerche che sono almeno sconcertanti: la Commissione che, ad esempio, al Parlamento italiano dovette, ad un certo punto, produrre dei dati sull’ inquinamento del Mediterraneo non trovò altro rimedio, per ottenere questi dati, che domandarli agli inquinatori e naturalmente questo lascia alcune legittime perplessità, sopra le possibilità di efficienza del sistema.


Le legislature conoscono da qualche tempo uno scioglimento anticipato . Nel 1972, nel 1976, nel 1979, vi è stato uno scioglimento anticipato della Legislatura e se ne teme un altro.


Per quanto riguarda l’ attività parlamentare noi notiamo che non si potrebbe certo rimproverare al Parlamento italiano di legiferare poco. Ogni anno il nostro Parlamento sforna più di 300 leggi, ma studi accurati fatti – che so io – dal prof. Predieri, dal Prorf. Cazzola, dal Prof. Morigi, ecc, dimostrano che la grande parte di queste leggi non sono leggi  in senso proprio, sono leggine, come si suol dire, che regolano piccoli provvedimenti, piccoli vantaggi per l’ una o l’ altra categoria aumentandone sapientemente il vantaggio relativo e a volte vi sono addirittura quelle che vengono definite delle Leggi con fotografia.    Vale a dire, quando voi finite di leggere la legge dite: “Benissimo, chi sono i combattenti reduci Vittorio Vento, i quali si sono trovati ad essere presenti anche nella seconda guerra mondiale e poi…” alla fine ce ne è due. Quindi la legge è stata fatta per uno di questi due e l’ altro ne ha beneficiato, inconsapevolmente.


Se andiamo a vedere che cosa succede alle grandi leggi8, le cosiddette “leggi-quadro”, i  “testi unici”, i grandi testi di riforma, noi vediamo che vi è una crescente difficoltà, non semplicemente per vararle, ma poi per tradurle in realtà. E ci possiamo chiedere perché? Per quello che riguarda i “testi unici” la cosa si comprende. Dare una delega al Governo viene visto con sospetto perché la confusione legislativa è divenuta tale nel nostro paese che tutte le volte che uno deve determinare quali sono le disposizioni ancora in vigore e quelle che sono state abrogate almeno tacitamente, certamente quello che colleziona la legislazione, a questo punto, ha una grande latitudine di interpretazioni. Nella (parte) patria del diritto, come noi spesso ci vantiamo di essere, il ricorso all’ uso e alla consuetudine batte i paesi anglosassoni, perché ognuno di noi sa che uno dei mezzi più efficaci che i pubblici dipendenti hanno per piegare il Governo alla propria volontà è lo “sciopero bianco”, vale a dire: “Benissimo, non ci date questo vantaggio e noi rispettiamo alla lettera ogni legge ed ogni regolamento”: Quando lo fanno i doganieri i treni si fermano fino al Brennero e non passano più nulla: I postini dicono: “Benissimo, noi distribuiamo soltanto la corrispondenza che entra nella  busta regolamentare di cuoio chiusa”, mentre noi sappiamo che i postini vanno a giro come pinguini con le raccomandate sotto il braccio. Si ferma l’ intero paese perché i doganieri cominciano a discettare se in effetti uno scheletro in plastica debba rientrare fea i bottoni d’ osso oppure tra gli apparati anatomici e nella discussione si ferma tutto.


Io assistei raccapricciato una volta a Roma ad una riunione di Direttori Generali i quali, uno di questi Direttori Generali, proponeva tutta una serie di riforme per lo snellimento della amministrazione e vari altri dicevano: “ Questo la legge vieta. Questo la legge non prevede. Questo la legge non dispone” e alla fine questo povero Direttore Generale volenteroso disse: “Amici miei, noi tutti conosciamo questo Paese. In questo paese la legge è per i nemici”: A mio giudizio una frase terribile, se vi pensate! La Legge si applica ai nemici, agli amici si applica l’ uso, la transizione, la consuetudine.


Io mi ricordo le disavventure del prof. Barns, illustre politologo americano che, venuto in Italia, è sbarcato a Napoli per un lungo soggiorno carico di bauli e di valigie; ebbe consegnato tutto puntualmente, salvo un paio di sci. Tornò tre volte alla dogana di Napoli cercando questi sci e gli dissero sempre: “Caro professore questi sci non vengono fuori.” L’ ultima volta, esasperati, gli dissero: “Guardi gli sci non li troviamo però abbiamo 4 paia di racchette da tennis, prenda queste”: Il prof. Barns, puritano ortodosso, rabbrividì alla proposta e il funzionario gli disse: “Ma professore mio, al mondo tutto si aggiusta, queste sono …., probabilmente il possessore di queste racchette da tennis alla fine avrà il suo paio di sci!”: E noi sappiamo che in ogni ufficio pubblico quello che vale è la transazione che viene fatta fra quello che sta al di là dello sportello e quello che è al di qua dello sportello. Questo permette al sistema più o meno di procedere, ma certamente dire che questa è la patria del diritto è difficile. E se si pensa che ci sono più di centomila leggi in materia di Pubblico impiego,voi comprendete che non vi è mente di giurista che possa abitualmente e celermente destreggiarsi in queste congerie.


Ma vi è di più. Noi vediamo che molto spesso, anche quando si perviene alla formulazione di una legge di riforma, essa non è razionale allo scopo; vale a dire non è adeguata all’ obbiettivo che essa si propone di raggiungere e molto spesso non solo non la raggiunge, ma raggiunge l’ effetto contrario. Parlavo prima con l’ ing. Martino di una bella ricerca che fa il Centro Nazionale di Previdenza e Difesa Sociale a Milano, che attualmente sta appunto cercando di verificare per alcune leggi quale e stato l’ impatto effettivo di queste leggi, perché non basta legiferare, bisogna vedere che cosa succede quando si è legiferato. E io credo che gli esempi  di queste leggi non razionali allo scopo siamo moltissime. Dalla Legge Bucalossi sul regime dei suoli, a quella sull’ equo canone, dalla legge sulle pensioni e l’ Assistenza Sociale alla riforma sanitaria, dalla Nazionalizzazione dell’ Energia Elettrica ai provvedimenti in materia politica industriale, vale a dire le leggi 675-787-95, dai Provvedimenti per l’ Università a quello per l’ occupazione giovanile; la produzione legislativa è grande, disordinata e poi vediamo che è piena di compromessi, che è mossa da alti ideali  ma che non dispone delle necessarie risorse né finanziarie  né normative.   Gli esempi sono praticamente innumerevoli: Basterebbe pensare alle situazioni in cui si trova attualmente il nostro Istituto Nazionale per la Prevenzione e Difesa Sociale e andare a vedere la storia di tutto questo e quante volte l’ improvvido legislatore deliberò dall’ oggi al domani, senza preoccuparsi affatto di quelle che sarebbero state le conseguenze, che – non so – l’ assistenza sociale venisse allargata a sempre nuove categorie di cittadini che non avevano mai pagato contributi. E poi noi ci lamentiamo perché l’ Istituto Nazionale di Previdenza Sociale è in deficit.


E uno si può chiedere, dunque, come mai c’è questa difficoltà? Perché vengono sfornate tante leggine? Perché invece non si fanno le grandi leggi di riforma, perché quando si fanno si fanno in questo modo, delle leggi non razionali allo scopo. A volte imperizia, a volte vi sono anche dei difetti proprio che sono relativi in modo diretto al funzionamento generale del sistema politico. C’è un politologo americano che ha ben illustrato il funzionamento del sistema politico dicendo: “Noi non sappiamo molto su come avvengono le decisioni all’ interno del sistema politico, ma possiamo esaminare il sistema politico come un sistema ad entrata ed uscita. “Molti di noi non sanno affatto come funziona un televisore e non saprebbero smontarlo e né spiegarne il funzionamento, ma noi sappiamo che se pigiamo un determinato bottone ci possiamo attendere un certo risultato. Non sappiamo come funzionano le macchine distributrici delle sigarette, ma sappiamo che se ci mettiamo un certo numero di monete è prevedibile o per lo meno auspicabile che venga fuori un pacchetto di sigarette.


Ebbene cosa avviene? Che un sistema politico, come una macchina, non può essere sovraccaricato e vari degli oratori che mi hanno preceduto hanno già sottolineato come si è sviluppata una tendenza in Italia a chiedere tutto e subito al sistema politico: Ma un sistema politico si dovrebbe difendere non semplicemente in virtù di una barriera culturale, appunto, ma anche in virtù di valvole che regolano l’ accesso, che dovrebbero essere i Partiti Politici. Sono i Partiti Politici che dovrebbero selezionare e aggregare la domanda politica. Aggregare, per una operazione di economia, diciamo politica, tutte le domande che sono aggregabili ed escludere certe domande politiche che non sono convenienti al sistema e che non si vogliono prendere la responsabilità, quindi, di introdurre al sistema. Ma noi ci troviamo di fronte ad  un fenomeno che il prof. Pizzorno già alcuni anni fa efficacemente sottolineò, del fatto che la nostra società che negli ultimi anni è andata sempre più organizzandosi, strutturandosi, dove tutti gli interessi sono diventati più identificati, più specializzati, più organizzati; basta prendere – che so io – un elenco dei telefoni di trenta anni fa di Firenze per vedere le differenze. Se oi andiamo alla voce “Associazioni, Istituti, Sindacati, ecc” noi vediamo che trenta anni fa vi erano delle private donne di servizio, che oggi invece vi sono delle potenti Confederazioni di Collaboratrici domestiche: si potrebbe continuare quasi  senza posa.


Ecco che di fronte a questi gruppi che non sono soltanto gruppi di interesse ma gruppi di pressione che giocano soprattutto la tastiera politica per cui, se un partito dice di no, si può benissimo rivolgersi al partito accanto e se anche una corrente maggioritaria di un Partito dice di no, si può sempre favorire la concorrente di minoranza o addirittura crearla se  è necessario, noi vediamo che un partito di pressione che si muove in virtù di un interesse corporativo, che vuole ottenere una cosa sola che, se ottenuta, pagherà direttamente in testa a tutti quelli che si sono mossi per ottenerla, avranno tutti la pensione, avranno tutti quel particolare beneficio, un Partito politico che fa appello (parola poco chiara) a interessi più generali, che deve contemperare questi vari interessi, si trova in notevole difficoltà:
Ecco quindi che, così come i gruppi di pressione giocano spregiudicatamente in tutto lo scacchiere politico, sarebbe interessante fare uno studio, ad esempio, sulla distribuzione della pubblicità ai giornali di partiti – che so io – di determinati Enti Pubblici, si vedrebbe che viene a comprendere assolutamente tutto lo schieramento politico, seppure in maniera diversa; si direbbe che questa è imparzialità politica, ma comunque è una azione rivolta indifferentemente a tutto lo schieramento politico: E lo stesso si potrebbe ripetere per alcune industrie private e noi vediamo che i Partiti si difendono sviluppando una diversa strategia che è quella che uno studioso (che si chiamava Kircheimer) definì quella del Partito “pigliatutto”. Che cosa è un Partito “pigliatutto”? Un Partito “pigliatutto” è quello che, preoccupato di riscuotere voti, dice si a tutti, a tutti gli interessi più contraddittori che vengono presentati nella società: E quindi quando vanno da lui i cacciatori, dice: “ La caccia è salute, ma anche perché l’ associazione  Cacciatori è forte di vari milioni di fucili e questo è già abbastanza impressionante, se poi si moltiplica per tre o quattro è un numero considerevolissimo di elettori, se vanno da lui i protettori del volatile e del passerotto dice: “Per carità, noi amiamo i volativi”, se vanno i costruttori edili dice: “Per carità, costruiamo perché il paese ha bisogno di abitazioni, un bisogno spasmodico”, se vanno i protettori della natura dice: “Per carità, la Repubblica tutela il paesaggio”, vuole tutelare nel contempo il piccolo commercio perché rappresenta un’ attività autonoma che va incoraggiata e le grandi catene di distribuzione dei supermercati. Vale a dire che fa tutto, entra come domanda nel sistema politico senza essere selezionato:
Questo produce anche degli altri effetti sui quali vorrei richiamare la vostra attenzione. Un Partito “Pigliatutto” è per definizione un Partito a basso livello ideologico: Perché non si può accogliere e dire che si è disposti ad incoraggiare interessi più contraddittori, la piccola proprietà contadina, che è un bene, il (parola poca chiara) fundio, che è un bene e nel contempo il latifundio e le tenute, le grandi tenute agricole che sono un bene sotto un altro aspetto e avere una precisa connotazione ideologica.
E vediamo che molto probabilmente le divisioni si situano su un altro asse, non sono propriamente ideologiche, perché i nostri Partiti spesso tendono costantemente, tutti, ad assumere sempre più delle caratteristiche del Partito “Pigliatutto”; cosa vuol dire abbandono della discriminazione ideologica?
Bé, se l’ abbandono vuole dire che si comincia – che so io – come il Partito degli operai, dei contadini, dei lavoratori e poi si dice, certamente, anche gli impiegati, anche il ceto medio, anche gli studenti, anche ovviamente le casalinghe, gli artisti, gli intellettuali, i piccoli e medi imprenditori, vale a dire, salvo i 12 grandi capitalisti, e anche questo è un beneficio d’ inventario, praticamente tutti, l’ universo sociale; ci rivolgiamo all’ universo sociale: Oppure si parte con un’ altra discriminante di tipo ideologico per cui si dice che questo è il Partito dei cattolici organizzati, fondato sul principio della Universalità, dell’ unità politica dei cattolici e poi si dice: bé i cattolici e i protestanti, diciamo il Partito dei cristiani e perché i mussulmani e gli ebrei no? Diciamo “Il partito dei credenti”, che siano almeno lettori di romanzi di fantascienza!, vale a dire che credono in un principio in qualche misura metafisico!


In questa situazione i connotati ideologici si perdono, vengono spesso richiamati e rispolverati, ma avviene quello che Max Weber diceva l’ eterogenesi  dei  fini, vale a dire, ad un certo punto, l’ ideologia che era una volta il fine, è semplicemente il mezzo per perseguire un altro fine che è quello dell’ aumento della forza organizzata dal partito, della sua potenza, del controllo sociale, del controllo economico, dei posti chiave che esso può dominare.
Se questa è la situazione, questo produce ovviamente delle conseguenze. Produce come conseguenze, ad esempio, che so io, quei fenomeni che abbiamo chiamato “sottogoverno”, il “clientelismo”, il “neo-corporativismo”, sui quali non  mi voglio, per brevità, dilungare, produce ad esempio la proliferazione degli Enti Pubblici. Nell’ ultimo censimento che venne citato in una impresa che cominciò Don Sturzo moltissimi anni fa, al momento del DPR 616, gli Enti Pubblici, in qualche misura sovvenzionati dallo Stato, erano qualcuno più di 60.000. Vogliono dire 60.000 Presidenti, 60.000 Vice-presidenti, delle volte di più perché qualcuno ha più di un vice-presidente: Naturalmente vennero presi dei provvedimenti: si disse, ad esempio, che questi Enti sarebbero stati in buona parte trasferiti alle Regioni: Si disse che sarebbe stato fatto una severa commissione per l’ abolizione degli Enti inutili, ma se noi guardiamo, ad esempio, la disposizione della 382 che diceva: “Bene, fine della proliferazione degli Enti mutualistici”, noi vediamo nella pratica che anno dopo anno viene rinnovata l’ eccezione. E noi sappiamo che in Italia quando una eccezione è rinnovata per un certo numero di anni….


“Fine degli Enti mutualistici” si trasforma nel contrario “Mantenimento e potenziamento della pluralità degli enti mutualistici”


Vi è, in questa crisi che prima ricordavamo, di qualche misura, supperfettazione dell’ alta paralisi legislativa, un crescente ricorso ai decreti legge. Vi richiamo semplicemente un altro sintomo di malessere. Attualmente in Italia viene emesso un Decreto Legge, viene presentato un Decreto Legge ogni 4-5 giorni. Quella che doveva essere una decretazione per motivi di straordinaria urgenza e necessità, è diventata la regola.


Vi è una inefficienza – da varie parti criticata – dei Pubblici servizi, che produce un costo sociale molto alto, come veniva prima ricordato dal collega Calvi, sempre meno volentieri accettato dalla popolazione. Se noi sentiamo gli stranieri, diciamo: “Delizioso paese, uno dei Paesi dove si può vivere più felicemente nel mondo” (anche se nei sondaggi di opinione, lasciatemi mantenere un punto critico relativamente ai sondaggi di opinione e ad un certo beneficio che bisogna avere sempre di esercitare una critica verso di essi, e gli italiani sono una delle popolazioni che risponde alla domanda: “Lei è felice?” Gli americani di solito rispondono tutti “Felicissimi”, invece l’ italiano è uno dei popoli che dice: “Per carità, felice io? Infelicissimo” Eppure noi sappiamo che gli italiani sono più felici di molta altra gente. Ma a parte questo, un costo sociale molto elevato. L’ impresa più semplice è trovare una cabina funzionante, un gettone del telefono e perfino trovare degli spiccioli è stata nel nostro paese un’ impresa quasi disperata. Io credo che non vi sia Paese moderno o industrializzato che abia mai riconosciuto un’ avventura come quella che noi, paese abituato ormai ad incassare tutto, ci siamo dimenticati quella che per vari anni nel nostro Paese non si sono trovati spiccioli. Alle domande si diceva: “Sono gli stranieri che catturano le monetine; sono le macchine di distribuzione automatica”: Quasi che in Svizzera o in Germania non vi fossero macchine a distribuzione automatica, oppure che gli italiani fossero i soli le cui monete venivano contese dagli stranieri nel mondo intero. Io feci, mi ricordo, una indagine e risultava semplicemente che noi avevamo una quantità di circolante che era un quinto rispetto alla quantità di circolante, come monete, che esisteva in Germania e ancora meno di un quinto rispetto alla quantità di monete che circolava in Svizzera. Questo era il vero motivo e non la cattura delle monetine da parte degli stranieri.
Se andiamo a vedere altri sintomi, noi vediamo che i sintomi che si potrebbero citare sono molto numerosi e dovrò essere abbastanza celere: L’ influenza dei Partiti sull’ esercizio della funzione giudiziaria, la Magistratura appare divisa, incrinato mil principio della certezza del Diritto, la storia giudiziaria e politica italiana da Piazza Fontana in poi è costellata da vocazione arbitraria.
Non so, pensiamo, ad esempio, al taglio delle circoscrizioni che venne frettolosamente fatto nell’ immediato dopoguerra. In Italia vi sono circoscrizioni come quelle di Trieste che contano centomila elettori e delle circoscrizioni mostruose, come quelle di Milano e di Roma, che contano  4 milioni di elettori; ovviamente questo produce degli effetti gravissimi in termini di costo dei seggi relativi e se noi vediamo il costo dei seggi relativi, ad esempio, noi vediamo che in un Paese che è tutto inteso a sottolineare come ci sia una proporzionale portata agli estremi limiti dell’ accuratezza, ma se noi andiamo a vedere, ad esempio, al Senato, per non citare il caso più clamoroso, noi vediamo che il Partito Liberale e altri Partiti pagano un seggio 345.000 voti mentre la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista lo pagano 85.000. In un superperfezionismo proporzionalista bisogna dire che il divario non è piccolo, senza dire che il sistema del Senato è uno dei  sistemi più incongrui che esistano nel mondo e che avendo adottato frettolosamente una delibera per cui doveva essere maggioritario, dopo si è detto: “Certo, maggioritario uninominale, soltanto bisogna che il Senatore che si presenta nel collegio, per essere eletto col sistema maggioritario nominale, raggiunga la modesta aliquota del 65% dei voti validi” Nelle ultime elezioni nemmeno uno è arrivato a raggiungere il 65% dei voti validi. Queste incredibili percentuali sono state raggiunte poche volte,  soltanto nelle roccaforti della Democrazia Cristiana Veneta, oppure dalla Volkspartain, ma non in altre zone; in pratica si è detto di fare una cosa e se ne è fatta un’ altra, che è un sistema proporzionale. E si potrebbe anche qui fare molti esempi che voglio omettere.
Reclutamento della classe politica. Tutti i Partiti, non faccio che un esempio, lamentano ad esempio la scarsa qualità delle loro rappresentanze parlamentari. I capigruppo in genere non ne fanno mistero e noi diciamo che i Governi sono straordinariamente instabili, che vi è poi molta instabilità governativa, ma se andiamo a vedere e il relatore che verrà dopo di me vi darà dei dati ancora più stringenti e convincenti, io posso dire semplicemente che tra il 1946 e il 1976, 60% dei ministri e sottosegretari sono stati ogni volta confermati nel governo successivo, che vi sono ministri come, non so, l’ on. Andreotti e l’ on. Colombo che sono stati in più di 30 governi, che 150 persone soltanto hanno coperto i due terzi degli oltre 2000 posti complessivi di Ministro e di Sottosegretario, durante questo arco di tempo. Di 2021 posti 150 persone ne hanno coperto i due terzi. Quindi, con una concentrazione, se volete, nelle mani di un numero ristretto di persone, del potere di governo, come non si trova praticamente in nessun altro paese. 28 persone hanno coperto oltre un quinto di questi posti.
Questo ha dei pregi, dei difetti, naturalmente il discorso dovrebbe essere analizzato, ma purtroppo non ne ho tempo.
Ecco che, come ultimo sintomo, si può citare la crisi degli Istituti di partecipazione. Questa crisi per qualcuno non esiste, per qualcuno non è affatto preoccupante. Resta il fatto che, ad esempio, se si guarda la partecipazione elettorale, nel 1979, oltre 4 milioni di persone non si sono recate alle urne, 1.400.000 persone hanno votato scheda bianca o nulla. L’ effetto di queste astensioni sarebbe molto ridotto se prendessimo in considerazione un’ altra legge – a mio giudizio dissennata – per la quale sono stati obbligatoriamente reinseriti negli elenche elettorali una infinità di persone che da molti anni non avevano più rapporti con la madre-patria; esse sono state faticosamente e con un esito tragico rintracciate nei vari paesi del mondo e che non si sono revate a votare in patria, perché la patria addirittura se ne era praticamente dimentica. Certamente la proporzione delle astensioni è così alterata. Ma se noi guardiamo quello che è successo nelle Amministrative successive, vediamo che la tendenza viene confermata, che oltre un quinto degli elettori hanno disertato le urne, che in Sicilia questa percentuale ha superato il 30%, che vi è stato il 10% di schede bianche o nulle, con una percentuale di schede non valide notevolmente aumentata e fra le schede nulle noi non troviamo l’ elettore che si è sbagliato, specie praticamente scomparsa nel nostro paese, ma gente – per usare una frase addolcita –che trasmette un messaggio critico ai pubblici poteri.


Ecco quindi che queste sono manifestazioni di una crescente disaffezione dell’ elettorato e noi vediamo l’ improvviso successo di Movimenti collettivi, di liste civiche,…
Nel nostro Paese è stato fatto certamente un immenso sforzo per diffondere la partecipazione di base. Se noi pensiamo a quello che si è tentato di realizzare per una effettiva partecipazione nelle fabbriche , consigli di fabbrica, nelle scuole, con i consigli scolastici, nei quartieri, con la cosiddetta democrazia di quartiere, non si può dire che un enorme sforzo non sia stato generosamente tentato, ma questo sforzo è spesso fallito.


Ci si può chiedere le ragioni di questo fallimento, un certo riflusso della partecipazione; basti pensare, non so, alla percentuale sostanzialmente calante di partecipazioni dei genitori alla vita degli istituti e la spiegazione che io darei è che la partecipazione è fortemente condizionata dal senso dell’ efficacia e che molte volte   quelli che generosamente hanno partecipato si sono trovati di fronte a difficoltà non piccole. Lasciatemi alleggerire l’ esposizione con un aneddoto. Io ad esempio ho fatto parte di un Consiglio di Istituto dove alcuni genitori come me si sono preoccupati del fatto che praticamente non vi erano libri nella Biblioteca dell’ Istituto o che almeno non ve ne era un numero sufficientemente folto e sufficientemente interessante; allora abbiamo deciso in varie persone, interpellando i genitori di molti alunni delle varie classi, che si sono generosamente quotati di acquistarli direttamente. E’ arrivato un divieto dal Ministero, dicendo che non potevano essere immediatamente acquistati, seppure a spese dei genitori, senza essere sottoposti ad un apposito vaglio.  E se dei genitori improvvisamente impazziti,  avessero riempito la scuola di libri sostanzialmente pornografici? Cosa sarebbe successo? Allora abbiamo inviato pazientemente l’ elenco di questo migliaio di libri all’ esame della competente autorità. E’ arrivato un “placet”, salvo tre o quattro libri censurati ( la storia di questi libri sarebbe interessante, ma la ometto) e allora noi ci siamo illusi che questa battaglia  fosse vinta e che avremmo potuto utilizzare i soldi per acquistare i libri. No. C’ era un codicillo: che i libri non potevano essere acquistati e lasciati lì se non venivano acquistati anche gli scaffali perché i libri sarebbero rimasti  incustoditi, sarebbero andati facilmente… Abbiamo risposto che la scuola disponeva di un sufficiente numero di scaffali aperti. Dice: “ Magli scaffali aperti non sono una garanzia; i libri possono essere rubati”. Noi abbiamo risposto che non ce ne importava nulla, che era meglio che i  libri venissero rubati che, piuttosto non venissero letti. La risposta del Ministero è stata che i libri avrebbero dovuto, anche se donati, essere inventariati e non si poteva ammettere che questo inventario, a poco a poco, non corrispondesse più ai libri effettivamente esistenti.”  A quel punto, anche i genitori più  energici, lasciatemi annoverare me fra questi, hanno detto: “Va bene, a questo punto arrivederci. Buonanotte. Grazie”. E se ne sono andati  e hanno rinunciato all’ impresa. Questo episodio può spiegare le difficoltà che qualcuno trova nel partecipare e si potrebbe fare la storia dei quartieri o della democrazia di fabbrica con altrettanti episodi. Ecco i sintomi della malattia. Che cosa se ne può concludere? Ognuno di noi conclude sulla base di certi parametri di valore. Io concludo che la malattia esiste. Altri concluderanno che invece va tutto bene. Lasciatemi dire che io ricordo sempre, purtroppo io sono uno dei pochi italiani che hanno il difetto di avere memoria: Salvemini diceva.”Tu non sai, in questo Paese, se si avesse memoria, sarebbe un ecatombe”: Io purtroppo mi trovo in questa disperata condizione: uno dei pochi italiani che hanno memoria. Io mi ricordo ad esempio quando Balilla ……
Ero solo perché non ho trovato da allora mai più nessuno che fosse in realtà su quelle piazze e mi sono persuaso che era quindi il balilla Spreafico che si agitava in modo da sembrare folle. Ed era sempre il balilla Spreafico che travestito saltava nel fuoco e faceva altri esercizi pericolosissimi tornando a casa tutto scoriato.


In questa situazione e avendo memoria io mi ricordo, ad esempio, e purtroppo ho un enorme volume che i miei nipoti pubblicheranno postumo, nel quale raccolgo ritagli, le dichiarazioni di vari Ministri del Bilancio che quando qualche economista lanciava dei gridi d’ allarme sull’ economia italiana diceva: “ Ma se tutto va benissimo? Ma questi sono allarmismi ingiustificati!” Erano tanto ingiustificati che alcuni anni dopo ci si trovava al pa-ta-trac nel quale ci siamo trovati e nel quale attualmente siamo.
Ipotesi per il futuro. Morlino ha ragione. E’ difficile fare ipotesi sul futuro, sul decorso di questa malattia. Perché, vedete, bisogna prima di tutto fare una diagnosi e vi sono vari modelli interpretativi che costituiscono altre diagnosi. Ve ne ricordo semplicemente perché voi li avete più volte sentiti nominare i titoli. Si dice che la nostra è una Repubblica a Governo debole; un autorevole studioso inglese ha scritto addirittura. “una Repubblica senza Governo” o a “2Governo debole” si dice attualmente. Si dice che il nostro è un sistema politico diviso, ed è diviso …. Perché esistono anche politicamente due italie –nord e sud – (chi ne voglia  testimonianza deve andare a vedere come si svolge una assemblea di una sezione di non importa quale dei nostri partiti, a Milano oppure in Sicilia). Formalmente tutto è identico, ma la sostanza sociologica è profondamente diversa. Uno può trovare in una sezione dell’ Etna 150 persone presenti, ma uno studio più accurato ci dice che, in pratica, le vere persone presenti sono soltanto 14, glia ltri sono parenti, affini, congiunti, famiglie, autisti e così via. Si dice che è un sistema politico diviso anche perché vi sono, ecco, non tanto delle forze politiche non già divise da ferrei steccati ideologici, ma semmai caratterizzati ciascuno da una prepotente volontà egemonica: Per cui non si può essere esclusi dal potere. O si fa l’ opposizione totale, per cui non vi è nessun “fair play” in questo caso, oppure si governa, si spartisce il potere. Si dice che il nostro è un sistema politico senza alternative e noi sappiamo della lezione Montesquieu che quando il potere non ha alternative non ha sostanziale rinnovamento, non ha sostanziali limiti, non ha sostanziali freni e Montesquieu diceva:
“Ogni potere corrompe, ma un potere assoluto logora in modo assoluto, corrompe in modo assoluto”
Noi  sappiamo anche la frase che viene opposta a tutto questo: “Il potere logora chi non ce l’ ha, non chi ce l’ha!”


Si dice anche che il nostro non è un sistema politico senza alternative, un bipartitismo imperfetto, che non funziona semplicemente perché una delle maggiori forze del Paese non è sufficientemente legittimata, ma che legittimando questa tutto andrebbe a posto, ma che invece è un sistema pluralismo polarizzato che sta esplodendo, perché gli estremi aumentano e il centro sta progressivamente sparendo, per una politica di scavalcamento costante sugli estremi.


Ma vi è  un’ altra interpretazione che è nostra  e al contrario è un sistema politico dallo stomaco di ferro, che da sempre lavora al centro e che al centro finisce alla lunga per ricondurre i suoi oppositori.
Vi è un’ altra interpretazione che dice che la nostra è una democrazia consociativa, transattiva, dove le varie diversità che esistono vengono conciliate a livello di elite, ai vertici. Per cui chi lo vede dall’ esterno ha l’ impressione di terribili conflitti ma chi lo vede più da vicino vede che questi conflitti sono più apparenti che reali. Qui vorrei ricordare una mirabile parabola di Calvino che parlava dei due vascelli. Diceva che una volta un vascello del re di Spagna avvistò un vascello del re di Francia; tutti e due erano terribilmente amati, tutti gli uomini erano pronti al combattimento, tutti i cannoni pronti a sparare, al momento che stavano per arrivare a distanza di tiro il vento calò. E vennero sparate delle salve, ma i proiettili non arrivavano. Fino a notte i due equipaggi continuavano a gridare l’ uno contro l’ altro le più terribili ingiurie, le più terribili contumelie, ma il vento non tornò. Pensarono che nottetempo, non avendoci più rhum, convenisse vedere se quelli del vascello nemico erano disposti a prendere una partita di tabacco e nottetempo andarono sotto l’ altro vascello. La cosa funzionò ed allora il giorno tutto funzionava nel modo anzidetto di grida, tutti pronti all’ arrembaggio, salve dei cannoni, ma la notte c’ era un via vai incessante di barche dall’ uno all’ altro vascello con scambi di generi alimentari e di ogni altro possibile genere di conforto.


Si dice che è un sistema spartitorio, si dice altresì che è un sistema politico bloccato. Mi vorrei soffermare un attimo solo su questa definizione. Non dobbiamo pensare che questi mali esistano solo nel nostro sistema politico; in pratica oggi, nel mondo, buona parte dei sintomi che noi abbiamo qui denunciati esistono, non così gravi, non così accentuati. E’ chiaro che tutti i paesi hanno, per esempio, l’ inflazione, ma la Svizzera non ha petrolio ed ha il 5% di inflazione. Questo fa nascere il sospetto che sia una inflazione che non dipende soltanto da cause economiche ma anche da cause politiche e sociali. E il grado di inefficienza che vi è nel nostro Paese probabilmente è uno dei maggiori gradi di inefficienza che esistano in un Paese cosìdetto industriale e così via. Ma ogni paese moderno conosce delle difficoltà che vengono enunciate rapidamente sotto la forma delle società bloccate, dei sistemi politici bloccati. Come si è potuto arrivare a questo blocco? Per molti anni, nel nostro Paese (non comprensibile) straordinario ha consentito di appagare queste aspettative e naturalmente le aspettative appagate sono state rilanciate più alte e in un momento in cui le aspettative non hanno più potuto essere soddisfatte e quindi vi è un divario tra le aspettative e le possibilità di realizzazione. Nessuno può tornare indietro, nessuno può, vuole cedere qualcosa dei privilegi acquisiti.


Tutti dicono” Comincino gli altri, io dopo seguirò”, oppure “Facciomolo tutti”, ma vi sono delle resistenze. Ecco quindi che in un sistema democratico, è chiaro, vi sono delle difficoltà, soprattutto quando la partecipazione è meno forte per i motivi che abbiamo detto prima, è molto difficile trovare della gente disposta ad accettare sacrifici. Noi vediamo dei fenomeni e lo provano chiaramente, vi sono delle persone le quali durante un movimento di grande euforia collettiva, durante un movimento collettivo, sono disposti a sacrificare la casa, gli averi, la propria vita, qualche anno dopo li troviamo ancora in piazza, ma non più per la rivoluzione, non più per la causa, ma per ottenere la pensione. Quindi non c’ è nulla di peggio quando in un Paese tutti ricadono nel proprio egoismo individuale e collettivo. Allora è molto difficile. Nessun Paese può dare tutto a tutti e subito, diceva l’ On. Moro. E’ difficilissimo poi persuadere la gente che certe cose auspicate non sono più possibili.


Ecco quindi che il sistema politico italiano appare bloccato, tutto viene introdotto come richiesta nel sistema, …..; quando voi, ad esempio, immettete le richieste più contraddittorie nel sistema, come se tutto potesse essere conciliato senza scelte, quando dite ad esempio che nel contempo il Paese proseguirà, scusate, perseguirà una politica della casa per tutti e una politica della maggior mobilità territoriale, come se le due cose non fossero esattamente in contraddizione l’ una con l’ altra, quando voi non fate mai delle scelte per cui non dite mai, ad esempio: “Noi preferiamo che ci sia una fabbrica a tempo pieno, una scuola ne vengono fatti tre turni8 purchè questa scuola sia una superscuola, ma volete abolire i turni, allora avete delle cattive scuole, perché le risorse non possono essere illimitate.
In pratica nessuno vuole operare una scelta, ma all’ uscita la scelta si vede. Perché non viene fatta una legislazione urbanistica o perché non viene presa una decisione sulla Pubblica Amministrazione o infinite altre leggi di riforma che il Paese attende? Perché al momento in cui voi decidete si vede chiaramente quali interessi sono stati privilegiati e quali non sono stati privilegiati. Voi potete intervenire in termini di esecuzione, cosa che si fa spessissimo; si dice ad esempio che tutti i Comuni italiani si  devono, entro un termine perentorio, dotare di un piano regolatore o almeno di un Piano di fabbricazione, ma quando si arriva alla scadenza solo 134 degli 8000 e passa Comuni italiani hanno fatto questo e naturalmente gli amministratori di questi Comuni vengono linciati giustamente dalla popolazione
Si dice che certo, a parità di condizioni, i Professori stranieri possono insegnare in Italia, nelle Università Italiane, come i professori italiani possono insegnare nelle università straniere, ma poi si aggiunge, nel regolamento di esecuzione, naturalmente purchè i professori stranieri abbiano la laurea italiana. Ovvio no? Il professore straniero ha, per prima cosa, una laurea italiana!
Ecco queste sono le diagnosi che vengono fatte, che sono spesso contraddittorie, che sono comunque, a mio giudizio, tutte assai complicate e preoccupanti. Vi sono due quesiti fondamentali. Il primo è: “ Il nostro Paese conosce una crisi di legittimitào conosce una crisi di efficienza?” Vale a dire, è quello che Morlino diceva e trattava acutamente stamani, il Paese non funziona perché vi sono delle forze che non legittimano il sistema democratico, che non rispettano le regole del gioco e che cospirano per abbatterlo e questo impedisce la necessaria efficienza. E’ come quando noi andiamo a ritirare le nostre sigarette in una macchina di distribuzione automatica, ci mettiamo dentro le 100 lire, ma ne vengono fuori pacchetti di sigarette. Noi prendiamo a pugni la macchina e perdiamo fiducia nella macchina. Naturalmente un sistema politico può per molto tempo difendersi e….., il nostro sistema politico lo fa, dice: “Certo non abbiamo potuto fare tutto questo, ma questo dipende dalla cattiva congiuntura internazionale, dagli Emiri del petrolio, ma apposite commissioni stanno studiando, stanno indagando, non vorrete mica che noi facciamo la riforma dei Codici in quattro e quattr’otto”. E, lasciate che vi racconti ancora un apologo, se il Presidente me lo consente, che è quello di quanto avvenne qualche anno fa alla stazione di Napoli. Nella stazione di Napoli comparvero delle magnifiche cassette di acciaio, con una bellissima scritta in varie lingue, stampigliata sopra, che diceva che chiunque avesse introdotto 100 lire avrebbe avuto il beneficio di ottenere una gomma americana al fluoro, ma con altri composti che la rendevano particolarmente appetibile, perché non solo combatteva la carie, ma la faceva regredire e sparire. Vi erano molte persone che rischiavano 100 lire in questa impresa, mettevano le 100 lire, sentivano un qualche ronzio di tipo elettrico dentro la macchina, ma non veniva fuori niente. Allora prendevano a pugni questa cassetta di acciaio, ma non succedeva nulla. La cosa durò vari mesi e finchè, ad un certo punto, uno protestò, la polizia ferroviaria fece un indagine e incominciò il quesito allucinante: “ Chi ha messo queste cassette?” Nessuno ne sapeva niente e vennero fatti pazienti appostamenti. Un giorno si vide entrare un signore dall’ aria un po’ trasandata, dimessa, che passava abbastanza inosservato, con una cartella che con apposita chiave apriva la cassetta ed estraeva dalla cassetta varie monete da 100 lire e alcuni mosconi morti. Metteva….., sentivate un ronzio che poteva far sospettare che era qualcosa di tipo elettronico, ma in realtà la gomma americana non usciva, Io penso spesso al sistema politico italiano ricordandomi questo episodio. Ronza, sta per emettere decisioni, per prendere provvedimenti, per sfornare Codici, i quali aspettano da trenta anni a dir poco, alcuni da settanta anni, alcuni di più ecc.; grandi leggi-riforme, apposite Commissioni che stanno studiando, la legge per la riforma dell’ Università (il primo questionario Gonnella venne diffuso nel 1945, pensate, sono passati 37 anni!), ma abbiamo avuto dei provvedimenti urgenti, delle leggi stralcio, ma on ancora la riforma universitaria. Si dice che non si può improvvisare dall’ oggi al domani, ma probabilmente, anche se il tempo dell’ Amministrazione non è pari al tempo della vita umana, io morirò prima della riforma universitaria.
Ecco quindi alcune preoccupazioni sopra questo funzionamento. Io personalmente vi do la mia interpretazione – ritengo che non sia una crisi di legittimità, anzi credo che il sistema politico italiano, uscito dalla guerra e dalla Resistenza, fosse uno dei sistemi più legittimati che mai abbiano visto il sole nella storia, tant’è vero che ha resistito a tutto, ai vari tentativi di golpe, al generale De Lorenzo, a tutte le congiure di quelli che hanno tramato per abbatterle, ai terrorismi di ogni natura e così via e ancora oggi resiste.    ….
Perché il sistema politico italiano, consentitemi anche qui un paragone, è paragonabile ad un calabrone. Il calabrone, secondo gli ingegneri aeronautici non può volare, non è costruito in modo tale da poter volare, eppure vola, fa molto rumore, vola basso, ma vola. Il sistema politico italiano direi che è lo stesso. Per molti scienziati politici il sistema politico italiano non può funzionare, è già morto da tempo, perché se ne prevede la fine da trent’ anni a questa parte, ciò nonostante fa molto rumore, vola basso, ma vola, si mantiene. Ecco che uno dice:” Ma come fa?” Infatti se noi giriamo per una delle nostre città con uno straniero e gli descriviamo tutti i mali che vi ho prima descritto, che il collega Grassini potrebbe aggiungere un lungo elenco di mali economici e così via, lo straniero rimane stupefatto perché dice:”Ma come, in questa città, con questa gente?” Veramente non si comprendono determinate cose, la tenuta del sistema. E’ perché “il sistema produce delle adeazioni e degli adattamenti che sono i più diversi e che avvengono in campo economico, per cui ad un certo punto, di fronte ad una farraginosa legislazione del lavoro, ad un sistema oppressivo di costi ed oneri sociali, si sviluppa una immensa economia sommersa, una infinita quantità di doppi lavori per cui è vero che i pubblici dipendenti lavorano poco, ma l’ impiegato delle finanze che ha sonnecchiato nelle ore in cui era prevista la sua presenza poi, mangiato un panino, si precipiterà come una tigre sul mercato del lavoro …., ma tutti vogliono essere prima nel mercato garantito,nel sistema garantito, dive si è sicuri di non essere licenziati, dove si è sicuri di poter esercitare una qualche posizione di rendita parassitaria. Ed ecco che si sviluppa, che so io, una emigrazione spontanea. Non essendo previsto altro ecco che i parenti chiamano i parenti ed interi paesi si trasferiscono dalla Calabria in Germania, uomo dopo uomo, famiglia dopo famiglia. Ecco che si sviluppa caoticamente, in modo confuso la piccola e la media industria, se i grandi complessi industriali pubblici o privati spesso conoscono il pa-ta-trac, vi è un fiorire  di piccole e medie industrie, ma è un fiorire caotico e naturalmente richiede dei costi sociali. E così anche nell’ ambito politico, io direi che vi è questo tipo di adattamento. Vi sono stati movimenti collettivi, vi sono state altre forme di solidarietà, le persone che ancora oggi escono dal sistema, che rifluiscono puramente nel privato, sono un’ aliquota che diventa sempre peraltro più numerosa e che va osservata con attenzione.
Per quanto sia andato veloce vedo che ho già consumato molto tempo e quindi scusatemi sarò soltanto esemplificativo per quello che riguarda i rimedi.
Si possono fare delle ipotesi sul futuro? A mio giudizio vi sono delle tendenze straordinariamente contraddittorie. Mi sembra – e Calvi con forza alcuni dei dati che io traggo da altre inchieste, che vi siano alcune tendenze alle quali si accompagnano, per esempio, quasi sempre, delle controtendenze. Ad esempio la richiesta do un nuovo sistema di garanzie, la richiesta….., l’ esigenza di dare ridefinizione dei centri di coordinamento e di decisione di indirizzo politico, la domanda di nuove forme di identificazione e di partecipazione. Io direi, in definitiva, per essere brevissimo, si chiede che vengano ristabilite delle regole del gioco, che vi sia una maggiore trasparenza delle decisioni, che non vi sia un potere totalmente responsabile, ma che chiunque eserciti un potere possa esercitarlo, ma portarne la responsabilità, che in qualche misura vi sia una semplificazione del sistema, ad esempio, partitico, (mi vengono in mente gli elettori che in varie inchieste interpellati quando si domanda loro: “Cosa pensa dell’ attuale numero dei Partiti in Italia? Quanti dovrebbero essere i partiti? Ebbene, una grande percentuale degli elettori dice che dovrebbero essere due, tre, quattro, molto meno sono quelli che dicono il numero attuale dei partiti. Vi è certamente una tendenza verso la valorizzazione dell’ individuo, verso la meritocrazia e un bisogno di identificazione collettivo e il collega Cavalli ha scritto ad esempio negli ultimi tempi delle cose che mi sembrano molto interessanti sullo sviluppo del potere carismatico del nostro sistema politico. Noi vediamo emergere sulla scena politica delle persone che vengono molto discusse, ma che certamente innovano, in qualche misura, il gioco politico e che sono delle persone che hanno un maggiore contenuto carismatico dei loro predecessori. E si sviluppano poi delle forme spontanee di adattamento delle società civili…..soprattutto i giovani, i quali cercano peraltro delle nuove forme di solidarietà tra loro, le più diverse nel mondo, se noi volgiamo lo sguardo noi vediamo che vi sono dei fatti sorprendenti. Chi avrebbe previsto alcuni anni fa, per esempio, lo straordinario successo dei “Verdi” nelle elezioni tedesche? Oggi i verdi sono il terzo partito, i protettori dell’ ambiente, ma, ovviamente, quando noi vediamo che vi sono delle disfunzioni noi dobbiamo anche essere consapevoli che molto spesso ciò che per noi è disfunzionale per altri è funzionalissimo. Noi sappiamo per diretta esperienza che la nostra Pubblica Amministrazione, ad esempio, funziona come un orologio impazzito. Per qualcuno una pratica aspetta degli anni, ma per qualche altro la pratica non mette più di un giorno e mezzo, di un giorno, di poche ore. Vale a dire: delle volte si ha una accelerazione straordinaria, delle volte un enorme ritardo e delle volte, uno potrebbe supporre che una Pubblica Amministrazione mal pagata, incompetente, mal selezionata, sia più facilmente influenzabile, per non dire corruttibile, di un’ Amministrazione …
Il problema delle riforme istituzionali; pregi e limiti dell’ ingegneria costituzionale. Oggi si fa un gran parlare di riforme istituzionali. A mio g iudizio si tratta di un terreno sul quale occorre muoversi con grande prudenza e consapevolezza. La mia sensazione è che molto spesso quelli che parlano e discutono di riforme istituzionali non sono abbastanza precisi nelle loro formulazioni e che dovrebbero stare più attenti, in primo luogo perché nessuna riforma – e questa è la mia personale opinione – ….. può da sola determinare il funzionamento dell’ intero sistema politico e per l’ argomento che certamente il mio collega Cavalli avrebbe caro che tutto il politico non può essere spiegato solo con il politico. Ma anche se è una componente certamente fondamentale e importante del divenire sociale, ma anche per il fatto che vi sono degli altri fattori che vanno considerati che sono, ad esempio, il sistema dei Partiti, il grado di maturità del Paese, la preparazione, la capacità della classe politica, la possibilità di raggiungere un consenso su un programma preciso. Noi sappiamo, ad esempio, quante illusioni sono state coltivate in questo paese sul fatto che bastasse avere una maggioranza parlamentare più forte  per risolvere tutti i problemi del Paese. Ebbene, pochi governi sono stati inefficaci, anzi inefficienti, come quello che disponeva della maggioranza parlamentare più forte, oltre il 90% e questo perché vi sono divari ideologici, ma vi sono soprattutto difficoltà a comporre interessi diversi in un programma politico concreto.
Ma vi è un’ altra ragione. Vale adire che molte delle riforme avanzate con scarsa preparazione e consapevolezza, rischiano di produrre degli effetti esattamente opposti a quelli che si augurano i loro sostenitori. Molte di queste riforme che vengono avanzate per salvare la democrazia rischiano di far conoscere alla democrazia qualcuno dei traumi più gravi che la democrazia italiana abbia mai riconosciuto. E quindi vi è un problema di carattere tecnico, ma vi è un problema anche di carattere politico. Vale a dire, occorre raggiungere su queste riforme il necessario consenso, per poter varare queste riforme. Vedete, molto spesso anche qui si cade nel mito che vi siano delle riforme costituzionali o istituzionali di tipo neutro; in realtà non vi sono riforme istituzionali di tipo neutro. Ciascuna comporta un vantaggio per certe formazioni politiche, in quel dato momento, ed uno svantaggio per  altre. Il che implica che nessuna riforma di carattere sostanziale è destinata a passare in modo pacifico e che quindi bisogna indicare con chiarezza gli obbiettivi che si vogliono perseguire e i modi con cui si vogliono raggiungere questi obbiettivi.
Esaminerò rapidamente quali sono queste riforme. Ovviamente uno degli esiti possibili è quello del regime autoritario; a me, nonostante tutto, non  sembra probabile per le argomentazioni che ha sviluppato Morlino stamane e non  ritornerò. Quindi rimango negli esiti possibili che riguardano un regime democratico. Una delle proposte è quella del regime presidenziale. Anche qui, quando vi sono persone che imboccano, scusate, che invocano un regime presidenziale, occorrerebbe una maggiore precisazione, perché i regimi presidenziali sono almeno di due tipi tra quelli che meglio funzionano: il regime presidenziale all’ americana – che funziona con un sistema bipartitico scarsamente strutturato – e il sistema presidenziale alla francese – che funziona con un sistema di 4 partiti, due a due collegati ma con particolari rapporti di forza, ad esempio, all’ interno della sinistra francese e dove si dice che si rimane nel quadro del sistema parlamentare – perché vi è pur sempre un Presidente…. Che ha la fiducia del Parlamento e così via e quindi vi è un possibile dualismo tra la maggioranza presidenziale e la maggioranza parlamentare. Sono pochissimi i sistemi parlamentari che funzionano nel mondo e che si accompagnano ad un regime democratico. In genere i sistemi presidenziali, ad esempio, sperimentati in altri contesti come nei Paesi Africani o nei Paesi dell’ America Latina, sono tutt’altro che dei sistemi che si accompagnano alla democrazia. In genere in America oggi vi sono moltissime critiche al funzionamento del sistema presidenziale e stanno uscendo, sta uscendo una pioggia di articoli che dicono che il sitema politico americano è ingovernabile e i risultati dell’ azione politica americana sono spesso non particolarmente brillanti e persuasivi.
In Francia quello che noi posiamo immediatamente scorgere è un depotenziamento del Parlamento a favore di una tecno-struttura di persone qualificate e particolarmente preparate, che permettono per lo meno la gestione di determinati affari pubblici. In Italia rappresenterebbe certamente un intervento chirurgico, per tornare alla nostra diagnosi delle malattie, che presenta dei rischi: uno è quello non già di diminuire ma di accentuare la polarizzazione in un paese diviso. Ma vi è una nuova proposta più “souplè”, per cui si dice no, no quando si parla di regime presidenziale si corrono questi rischi, basterà ricorrere alla elezione diretta da parte del popolo del capo dello Stato, perché questo produrrà una sensazione per cui si avrà un forte potere di garanzia legittimato direttamente dal popolo, e questa è una proposta completamente diversa dal presidenzialismo di cui prima parlavo. Altre proposte sono l’ elezione diretta non già del Presidente della Repubblica da parte del popolo, ma del Presidente del Consiglio da parte del Parlamento almeno vi sia una figura di permanenza. Un presidente del consiglio stabile che volta per volta compone il suo governo. Già, ma se non riesce a comporlo? Se via via questi governi entrano in crisi perché i  partiti non si mettono d’ accordo, cosa succede? Rimarrà  solo  il Presidente della Repubblica, si scioglierà la Legislatura? Non si comprende bene l’ esito di questa proposta e questa si accompagna, ad esempio, alla proposta della fiducia separata e preventiva al Presidente del Consiglio che certamente rafforza almeno la funzione del PRESIDENTE DEL Consiglio e la sua possibilità di esercitare un ruolo di coordinamento e di leadership nel determinare l’ indirizzo politico complessivo del Governo. Altri suggeriscono che gli schieramenti di governo vengano dichiarati in sede pre-elettorale. Si dice “ No, il  governo non può nascere da una combinazione parlamentare. L’ elettore, quando va a votare, deve sapere che un certo numero di Partiti si impegnano a fare il governo insieme”: Benissimo. Sembra non fare una pecca. Ma se appena hanno fatto il Governo, dopo qualche mese, uno dei Partiti esce da questo schieramento, cosa succederà? Si scioglie il Parlamento, ecc? Quelli che avanzano le proposte non lo spiegano. Altri, più coerentemente, a mio giudizio, dicono: “ Il governo è a termine, attraverso l’ uno o l’ altro sistema, con dissoluzione automatica del Parlamento in caso di crisi”. Vale a dire, se il Parlamento dà la sfiducia al Governo….. Ha un solo inconveniente. Che aumenta immensamente il potere di ricatto dei Partiti minori, un piccolo partito determinante per una coalizione di Governo da solo è in grado di provocare una crisi e di rimandare tutti quanti a casa. E lo stesso si verifica nel caso che si voglia adottare, sul sistema tedesco, la fiducia costruttiva, come sta avvenendo attualmente in Germania. Noi vediamo che un piccolo partito come il partito  Liberale è in grado di porre in crisi una formula di governo o di non porla in crisi esercitando un enorme potere rispetto al suo peso relativo. Ecco quindi che, per questa via, la confusione delle idee è ancora notevole e probabilmente il dibattito deve essere approfondito. Ma vi sono altre riforme che sono in corso che mi sembrano interessanti: ad esempio la nuova legge sulla presidenza del Consiglio che assicura almeno al vertice un certo tipo di coordinamento che dovrà innestarsi col corpo dell’ Amministrazione, tendente a rafforzare la priorità politica e legislativa dell’ esecutivo.
Molti altri parlano di riforme elettorali. Molti invocano, ad esempio, l’ adozione di sistemi maggioritari ad un solo turno di scrutinio o a due turni di scrutinio sul modello francese. Io direi che su questo vi è una ragione politica di obiezione prima di tutto, che i sistemi maggioritari, nel nostro paese, godono cattiva fama. Non a caso le due leggi maggioritarie furono le leggi acerbo(?) e quella che è rimasta in … come la legge truffa e che la proporzionale da noi sia accompagnata sulla scena politica dei grandi Partiti di massa e che quindi viene vissuta dalla popolazione come un fattore legittimante delle elezioni e dell’ esito elettorale. Non solo, ma molto spesso il sistema maggioritario a due turni produrrebbe dei risultati profondamente diversi da quelli che qualcuno  auspica. Nel senso che molto probabilmente radicalizzerebbe la lotta politica e la polarizzerebbe intorno a due Partiti-schieramento, l’ uno imperniato sulla Democrazia Cristiana,  l’ altro imperniato sul Partito Comunista.
Altri auspicano l’ adozione di una soglia minima di rappresentanza, ad esempio il 5%, questo vorrebbe dire la sparizione dei Partiti minori, oppure l’ obbligo, per i partiti minori di coalizzarsi. Ovviamente questa riforma non trova il consenso dei partiti minori, non è destinata a trovare il loro consenso. E c’è da chiedersi se non andrebbero perdute delle componenti della scena politica notevolmente importanti. Molti auspicano la riduzione del numero dei parlamentari. Se voi riducete il numero dei parlamentari – molto spesso la gente non lo dice ma lo pensa – voi riducete automaticamente la rappresentanza delle minori formazioni politiche. Perché meno persone vengono elette in una circoscrizione tantomeno il sistema opera in senso proporzionale. E’ quello che è stato fatto in Spagna, per esempio, circoscrizioni dove vengono eletti solo pochissimi deputati. E’ chiaro che se voi eleggete due o tre deputati la proporzionale opera soltanto per i maggiori partiti, perché soltanto se ne eleggete nove o dieci puoi cominciare ad operare per i minori partiti in quella circoscrizione.
Altri sono per adottare addirittura il mono-cameralismo, quello che si dice una sola Camera, è quella che può avere un pieno titolo di legittimità. Altri vogliono differenziare la Camera e il Senato, o creando un Senato nelle Regioni o differenziando i poteri delle due Camere ed affidando al Senato semplicemente un potere di controllo. Altri auspicano la revisione(?) dei metodi di votazione  parlamentare con l’ abolizione, in certe occasioni, ad esempio quando il Governo pone non la questione di fiducia ma la questione di Governo, abolendo il voto segreto perché ognuno si prenda le proprie responsabilità. Infine alcuni auspicano una razionalizzazione delle procedure referendarie. Come voi vedete si tratta di una congerie di proposte molto grande e nonostante tutto molto differenziata e molto, nella mente stessa dei propri proponenti, molto confusa. Perché tutte le volte che si dice: “Bene, questi sono i vantaggi, siamo d’ accordo, quali sono gli svantaggi? Perché ci devono essere degli svantaggi” Vi è un test molto preciso. Quando qualcuno propone una riforma di questo tipo coi gli dovete chiedere:” Bene, vedo chiari i vantaggi. Quali sono gli svantaggi? Dimmelo.” Perché certamente vi sono degli svantaggi. Gli svantaggi non vengono quasi mai enunciati.
Il che non vuol dire, a mio giudizio, che nessuna riforma costituzionale sia possibile, ma che il dibattito deve essere approfondito, che deve essere maturo, che deve coinvolgere non solo gli studiosi, ma che deve coinvolgere gli uomini politici, che ne devono avere una precisa consapevolezza, che tutti devono essere persuasi che non vi è profonda modificazione costituzionale senza costi, come non vi è niente, in realtà, nella struttura economica, politica, sociale, senza costi.   Se fate una riforma qualcuno finirà sempre per pagarla. Qualsiasi iniziativa, qualsiasi decisione venga presa, vi sarà sempre un costo per qualcuno, anche se questo molto spesso non viene dichiarato.
E si potrebbe continuare fra le riforme enunciate a parlare della riorganizzazione dei Ministeri, degli apparati amministrativi e del Governo locale. Mi soffermerei solo su un punto tre minuti: la necessità – da varie parti auspicata – di una nuova configurazione delle strutture di rappresentanza delle opinioni e degli interessi. Ebbene, noi vediamo che oggi gli interessi spesso cacciati dalla porta  sono rientrati dalla finestra e che quindi si preferisce oggi parlare di un coinvolgimento degli interessi nel processo legislativo e amministrativo. Ma questo coinvolgimento degli interessi può essere fatto in vari modi. Può essere fatto, per esempio, come avviene nella regione Sicilia. Voglio fare un esempio. Nella regione Sicilia, tutte le volte che c’ è un problema da risolvere, non importa se riguarda le donne, o i giovani o l’ occupazione, viene formata una Commissione; in questa Commissione sono presenti tutte le parti in causa, tutte, le quali sostengono gli interessi e le opinioni più diverse. Non viene data a questa Commissione….Non si dice:”Questo è il progetto politico; voi dovete dire la vostra opinione su questo progetto:” Si dice:”Questo è il problema; vedetemelo!” E’ ovvio che una Commissione di questo genere, o qualcuno di questi interessi è sovra rappresentato e allora riesce ad avere una posizione egemone e gli altri sono lì semplicemente per avallare, oppure gli interessi si equilibrano e allora si ha il nullismo(?) Vi è la tendenza, direi in una infinità di organi del Paese, compreso i Consigli di Facoltà, tutte le volte che vi sono dei problemi, non già di suggerirne la soluzione, di dire:”Cari amici, questo è il problema, queste sono le tre soluzioni possibili e questi sono i costi e gli inconvenienti di ciascuna:” ma di dire:”Questo è il problema e mò che ne dite?” Manca l’ informazione, la definizione di una prospettiva riuscita: Non ne diciamo nulla oppure faticosamente, lì per lì, viene improvvisata una soluzione.
Vi sono anche delle trasformazioni organizzative che riguardano gli attori politici. Nella Società italiana di Scienze Politiche ad esempio l’ anno scorso ha tenuto un convegno comparato sopra le trasformazioni organizzative dei Partiti politici. Noi sappiamo che vi è un processo in corso lì interessante, che andrebbe seguito con maggiore consapevolezza; si parla da molte parti di Partito aperto, di Partito che fa appello agli esterni, nel quale non  hanno voce soltanto gli iscritti ma che si assicura la partecipazione più varia e più vasta di un’ area che è nel contempo sintomo di un certo riflusso nel privato, il tentativo di aggregare di nuovo nel Partito le forze …….del Partito politico richiedono un ripensamento totale – e con questo chiudo – del Partito politico. Vedete, io direi che questo è un test preciso della vischiosità dei nostri atteggiamenti. Si dice che quando Montesquieu descriveva il funzionamento del Governo parlamentare in Inghilterra, questo non funzionava più così già da alcuni anni prima. E noi continuiamo a parlare di Partiti politici concependoli secondo modelli arcaici, superati. Se noi andiamo a vedere l’ elemento di base dei nostri Partiti è generalmente la sezione. Pensate, la sezione inventata dal Partito Socialista alla fine del secolo scorso. Anche la formula più moderna e che so io, il moderno Partito di cellula, a parte il fatto che sta venendo progressivamente abbandonato, è una formula che risale a varie decine di anni fa. Abbiamo una difficoltà a riconcettualizzare e la struttura organizzativa e la funzione del Partito politico ed è probabilmente una sfida molto importante che dovrà essere affrontata; così come è una sfida molto importante quella di stabilire un nuovo diritto dei Partiti che accompagni le importanti funzioni che vengono attribuite ai Partiti, a precise responsabilità. E     questo richiede un controllo anche sul finanziamento pubblico dei Partiti perché vedete, non solo nella vita politica, ma anche nella scienza politica vi è un capitolo che non compare mai, che non è poi mai scritto: l’ influenza del denaro nella politica. Sembra, a leggere i testi di scienza politica, che i partiti vivano d’ aria, si trovino nell’ empirio dei cieli tra i “.. e le dominazioni”, mentre i Partiti vivono sulla terra e sono portatori di interessi concreti e di compromessi concreti e si tratta non già di negare al Partito ogni possibile fonte di finanziamento, salvo quella del finanziamento pubblico ai partiti, ma rendere questi finanziamenti, a mio giudizio, il più possibile trasparenti, adottando, ad esempio, soluzioni del tipo tedesco, per cui i fondi pubblici vanno non ai partiti stessi ma a delle Fondazioni i cui Amministratori ne sono personalmente, collettivamente garanti e responsabili perché si tratta del denaro pubblico e del suo utilizzo.
E con questo vi ringrazio della pazienza.

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