Regioni ai raggi X: Toscana e Veneto le migliori, Lazio fanalino di coda

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Il primo passo per riformare la Pubblica Amministrazione è evitare le generalizzazioni: ci sono amministrazioni che funzionano benissimo già oggi, accanto ad altre che lavorano malissimo da tempo.

È evidente che non dovrebbero ricevere lo stesso trattamento da parte dello Stato: un’azienda privata non esiterebbe a intervenire, tagliando sugli stabilimenti inefficienti e consolidando gli altri. Non è quello che succede, invece, nello Stato.

Senza arrivare, naturalmente, a chiudere una Regione o una Asl, si potrebbe comunque intervenire distribuendo diversamente le risorse pubbliche disponibili. In questo modo si innescherebbe un meccanismo virtuoso, per il quale le P.A. virtuose verrebbero premiate, e quindi incentivate a perseverare, e le P.A. non virtuose verrebbero penalizzate, e quindi disincentivate nell’inefficienza.

Come stabilire, però, quali Amministrazioni lavorano bene quali no? Lo Stato, infatti, a tuttoggi non conosce se stesso. In altre parole non è in grado di sapere dove la macchina pubblica funziona meglio e quale peggio. Eppure gli indicatori ci sono già: abbiamo provato ad utilizzarli per avere un quadro chiaro delle perfomance economiche e qualitative delle P.A e, soprattutto, un quadro comparato.

Abbiamo iniziato dalle Regioni. I rating pubblici sono bassi: fatta 100 l’eccellenza il benchmark di riferimento – il migliore in quel momento dato – è appena sopra 50, in area Good.  Non basta: sono solo 2 le Regioni (Toscana e Veneto) ad avere score PP e PP – (Good), mentre tutte le altre sono in area Poor.

È addirittura non lontano dalla fascia Fallible (score minore di 10) il Lazio, il che vuol dire che una banca sceglierebbe subito il disimpegno e l’incaglio, se non il contenzioso, della posizione. Perché i rating sono così scarsi? Per lo più perché i dati non sono disponibili. Cioè, non c’è sufficiente trasparenza.

Questo vuol dire che la valutazione non è fattibile?  No, lo è: la legge, infatti, impone la trasparenza a tutte le aAmministrazioni, e per esse, quindi, non è più un optional, ma un obbligo normativo non aggirabile. Questo comporta che, se un dato non è disponibile su web della singola Regione o su altri canali pubblici, la valutazione per quel dato è pari a zero nel rating pubblico della regione medesima, con conseguente abbassamento.

Dai dati emerge che non è vero che a Sud va tutto male: la Puglia riesce ad essere tra le Regioni quella con rating migliore. Non è vero che le Regioni del Nord sono automaticamente le migliori: quella con rating più alto è la Toscana. Semmai, si può dire che le Regioni settentrionali non sono mai negli ultimi posti della graduatoria generale.

Le Regioni con rating migliore sono: Toscana, Veneto, Lombardia e Puglia, ma se si inserisce la ponderazione con l’entità della popolazione servita la Regione migliore diventa la Lombardia.

Le Regioni con rating peggiore sono il Lazio e la Calabria. Considerando le aree geografiche: al Nord, il rating migliore è del Veneto, il peggiore è del Piemonte; al Centro, il rating migliore è della Toscana, il peggiore del Lazio; al Sud, il rating migliore è  della Puglia, il peggiore della Calabria; tra le Regioni a statutospeciale, il rating migliore è del Friuli, il peggiore del Trentino. Il rating è, poi, disaggregabile in due score: uno sulla performance e uno sulla trasparenza.

La Regione più trasparente è la Toscana, seguita da Veneto, Lombardia e Puglia, mentre la più performante è la Toscana, seguita stavolta da Veneto, Emilia Romagna e Puglia (3 su 4 governate da giunte di centrosinistra). Così come la Regione meno performante e quella meno trasparente è il Lazio, almeno se si escludono le Regioni a statuto speciale.  Come si vede, le Regioni più trasparenti sono anche le più performanti. Questo vuol dire che chi fa bene è anche trasparente, perché non solo non ha timore a farlo sapere, ma anzi ha interesse a farlo.

Disaggregando il rating in macroindicatori, il rating migliore sul  bilancio è di Trentino, Emilia e Veneto (la Toscana scende al 6° posto); il peggiore di Campania, Marche e Sicilia. Sulla governance, il rating migliore è di Lombardia, Toscana e Puglia; il peggiore del Lazio (se non si considera il Trentino per i motivi sopra detti). Sul personale, il rating migliore è di Toscana e Veneto; il peggiore della Sardegna.

Sul rapporto con i cittadini/utenti, il rating migliore è di Sicilia, Marche e Veneto (Lombardia scende al 5° e la Toscana al 9° posto). Sul rapporto con le imprese/fornitrici, il rating migliore è di Veneto, Toscana e Piemonte, il peggiore della Campania (se non si considera il Trentino). Sul rapporto con l’ambiente, il rating migliore è di Toscana, Puglia e Marche (Lombardia al 10° posto), il peggiore del Lazio.

Nella prossima finanziaria, il governo ne tenga conto nella allocazione delle risorse: sarebbe già una buona riforma.

pubblicato su “Europa Quotidiano”, 13 giugno 2014

 

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