Sconfitta a chi?

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Stupisce il coro unanime dei commentatori che hanno bollato Forza Italia e 5 Stelle come i grandi sconfitti delle elezioni europee.

Che abbia vinto Renzi – e anzi stravinto – è evidente, ma da qui a parlare di flop degli altri ce ne corre.

Grillo è arrivato al 25% da zero, un anno fa, e se ora si è assestato al 21% vuol dire che ha consolidato il suo consenso. Dopo i non pochi inciampi del suo movimento – dal rifiuto di ogni mediazione e alleanza all’espulsione di diversi parlamentari e non – era realisticamente ipotizzabile un suo crollo, magari un dimezzamento dei voti. Del resto, se anche fosse sceso al 10% – meno della metà di quanto ha ottenuto a maggio – avrebbe potuto vantare un risultato per il quale Alfano e Casini insieme avrebbe fatto carte false, fermandosi, invece, a poco più del 4.

Se Grillo è stato additato, invece, come un flop è principalmente per colpa sua, per quel suo aver sbandierato la vittoria già in tasca, come un politico qualunque.

Ciò non toglie che il 21% dei 5 Stelle ha ancora più valore se si considera che non sono un partito, almeno non nel senso tradizionale del termine. E che fanno politica a budget ristrettissimi, al contrario di tutti gli altri in corsa per il Parlamento europeo.

Quanto a Silvio, non si sottovaluti che ha gareggiato con il peso di una condanna definitiva e dei tanti processi in corso, che avrebbero affossato allo zero virgola chiunque altro: si pensi, ad esempio, a quanto accaduto all’Idv. In più, Forza Italia non poteva non scontare la lacerazione del patto con Ncd e Lega.

Ciò non sminuisce, naturalmente, la portata della caduta elettorale di Berlusconi, ma non autorizza a decretarne la fine politica.

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