La corruzione come costume

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090104507-39edd466-6c10-4e49-88ae-494f5c279c4eDopo vent’anni siamo ancora fermi lì, a discutere dell’ennesimo caso di corruzione nelle istituzioni e nella politica. Già, perché la corruzione è ormai un costume italiano, tanto che, a forza di scandali, i giornali hanno finito per occuparsene solo nei casi più eclatanti. Che, però, come in questi giorni, si sono persino accavallati: Expo prima, Mose ora.

Al solito, assisteremo impotenti al bombardamento mediatico e politico di dichiarazioni altisonanti, magari con qualche atto ad effetto del Governo di turno, e poi calerà di nuovo la penombra. Invece, il primo deterrente sarebbe proprio qui, nel tenere sempre accesa l’attenzione dell’opinione pubblica.

Non servirà, come non è mai servita, l’ennesima riforma, perché basterebbe attuare molte delle norme vigenti, la cui applicazione è rimasta troppo spesso in superficie. E poi tanti controlli e sanzioni esemplari.

Non c’entra il giustizialismo, ma la legalità e l’equità, senza le quali nessuna crescita sarà mai possibile. Chi potrebbe ancora voler investire in Italia di fronte all’ennesimo appalto truccato e con una giustizia che chissà in quali tempi sarà in grado di accertarne le responsabilità?

Non serve nulla di epocale, dunque; nessun intervento straordinario, perché a mancare è proprio l’ordinarietà del buon funzionamento e dell’etica delle Istituzioni e della politica.

Tutto già detto, troppe volte. Tanto che sono state, di fatto, svuotate di significato le stesse parole “moralità, legalità, equità”. E di questo non possono che essere imputati i partiti, ai quali ancora compete il coraggio delle scelte. Non possono bastare quelle ad effetto, perché la cancrena è molto estesa e scavarla via costerà molto, anche in termini di consensi. Ma da qui si vedrà la consistenza della nuova classe dirigente.

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