I confini sbiaditi della politica

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Fa un certo effetto vedere Renzi e D’Alema sorridenti davanti alla stampa: l’occasione era quella della presentazione del libro dell’ex premier con il nuovo che ha pensato bene di cogliere l’occasione per un disgelo. Certo, resteranno anche avversari politici, ma quella foto insieme con la maglietta di Totti in mano sembra testimoniare che in Italia la svolta, anche quando c’è, non è mai sino in fondo.

Renzi avrebbe potuto mantenere se non l’abisso almeno una certa distanza con chi sino a ieri ha scambiato epiteti tutt’altro che amichevoli. E invece ecco Franceschini ministro della Cultura e D’Alema candidato in pectore alla Nato, oltre ai vari Giacomelli, Madia, Mogherini, Orlando (solo per citarne alcuni) piazzati in ruoli di Governo.

L’intento è chiaro: meglio averli amici che nemici al fine di assicurarsi una navigazione quanto più tranquilla possibile e dar loro un contentino, spesso tutt’altro che di poco conto, ha il chiaro sapore dell’armistizio.

Dunque, tutto normale? Normale solo per la realtà italiana, dove ci si combatte sino a che non fa comodo deporre le armi e trovare un modus vivendi. Ma in questo modo i confini politici –per non parlare di quelli ideologici – si sbiadiscono sempre di più sino a disorientare gli elettori.

Che non ci si stupisca, poi, se si fa sempre più strada nell’opinione pubblica quel “tanto son tutti uguali” che porta dritto all’antipolitica.

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