Il buio delle regole



Sino ad oggi siamo stati in silenzio perché già tante erano le voci autorevoli levatesi a favore della Costituzione e delle regole democratiche. Ma adesso si è andati troppo oltre, ed occorre la voce di ognuno. Anche la nostra.


Lasciamo fuori la cara Eluana, e vergogniamoci dell’arroganza con cui il nostro Paese ha disquisito sul dolore altrui, con l’esibizione pubblica di pensieri personali che, da un lato, hanno poco o nulla di oggettivo, e, dall’altro, non rispondono neppure ad una convinzione interiore ma ad un opportunismo di facciata.


Non c’è da inventare nulla, la bussola  i nostri legislatori ce l’hanno: “La legge non può in alcun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E’ la bussola fornita dall’art. 32 della nostra Costituzione, costruita non a maggioranza, ma con il contributo di tutti, cattolici e laici, comunisti e moderati.


La politica aveva il tempo per legiferare su una materia tanto delicata e se non lo ha fatto è principalmente per evitare posizioni scomode. Adesso può e deve farlo ma in alcun modo a spese della Costituzione. Che vuol dire, poi, a spese della nostra democrazia.
Come giudicare un Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione e poi la rinnega dichiarando pubblicamente di volerla violare? Non è un formalismo giuridico, come è stato da taluni definito: la forma in democrazia è sostanza. Dai tempi di Montesquieu i regimi democratici di tutto il mondo hanno come presupposto la separazione dei poteri, e l’attuale maggioranza di governo l’ha violata tre volte.
Innanzitutto, cercando di bloccare una sentenza passata in giudicato con un decreto d’urgenza, ha sancito il diritto d’intrusione del potere esecutivo in quello giudiziario. In secondo luogo, non ascoltando i dubbi di costituzionalità del Presidente della Repubblica, poi pubblicamente redarguito e sin quasi minacciato, ha messo in atto uno scontro con un organo di garanzia costituzionale la cui gravità non ha precedenti nella storia repubblicana. In terzo luogo, scavalcando le difficoltà incontrate con il decreto legge, ha imposto una legislazione d’urgenza che ha, di fatto, espropriato della propria funzione un altro potere dello Stato, il Parlamento, ridotto ad un improprio ruolo notarile.


Torna indispensabile uno sforzo congiunto, una mobilitazione generale, affinché non sia più possibile che qualcuno attacchi la Costituzione senza doverne, poi, rispondere perché protetto dall’immunità fornita da una legge ad hoc. Il colore politico non c’entra: la Costituzione è patrimonio di tutti. Del resto, proprio nelle democrazie alle quali il Presidente del Consiglio dice di ispirarsi esiste l’impeachment in casi simili, non lo scordiamo.

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