Come migliorare la macchina pubblica spendendo meno

motore piccolo Come non far fallire spending review e riforma della P.A. Ci risiamo: per l’ennesima volta sentiamo parlare di riforma della Pubblica Amministrazione e di spending review. Perché questa volta dovrebbe essere diversa dalle tante in cui ai proclami non è seguito alcunché? Anche in passato le intenzioni di cambiamento sono parse sincere. Ma, nonostante una chiara volontà politica di taluni Governi, né la riforma della P.A. né una vera revisione della spesa pubblica sono mai decollate in Italia. Nemmeno la forte contrazione di risorse finanziarie disponibili è riuscita a convincere lo Stato a sottoporsi a quella cura dimagrante che i periodi di crisi economica richiedono. Sono solo belle parole anche questa volta? Sì, se non si rovescia completamente l’approccio alla questione. Che – va chiarito – è una soltanto: l’efficienza della macchina pubblica; il risparmio di denaro pubblico ne sarebbe la naturale conseguenza. Per cambiare approccio occorre mettere in fila alcuni passaggi semplici, ma per nulla scontati. 1) Innanzitutto, bisogna smettere di parlare di riforme epocali. Per quanto possa essere innovativa una proposta, ci sarà sempre qualcuno che farà muro, anche se non apertamente, in primis all’interno della P.A.: nessuno si dirà contrario, ma, nei fatti, molti faranno in modo di lasciarla morire. Un esempio sono gli Organismi Indipendenti di Valutazione (Oiv), previsti dalla riforma del 2009: una buona idea, in sé, ma della cui esistenza nessuno si è accorto. 2) Per rompere quel muro di conservazione, serve individuare un criterio che incentivi le P.A. che funzionano bene e disincentivi quelle che non funzionano. In altre parole, occorre rendere conveniente il cambiamento. 3) Gli incentivi usati sinora non sono stati efficaci: né la minaccia di controlli e sanzioni né, al contrario, i premi per “open data” o “agenda digitale” hanno prodotto risultati significativi. 4) Uno solo è l’incentivo che può fare la differenza: tagliare o allargare i cosiddetti cordoni della borsa. Se lo Stato comincia a destinare più denaro alle P.A. performanti e meno a quelle che non lo sono, le prime saranno incoraggiate a continuare e le seconde verranno spinte a migliorarsi, innescando un circolo virtuoso dagli effetti immediati, oltre che di lunga durata. 5) Quel tipo di incentivazione presuppone un criterio di scelta: come stabilire a chi dare di più e a chi di meno? La bussola per il Governo deve essere una valutazione delle singole P.A. che non si limiti solo agli aspetti quantitativi, ma si estenda anche a quelli qualitativi. Non basta che un’Amministrazione abbia i conti in ordine: occorre soprattutto che sappia realizzare la sua mission. Che è quella del perseguimento del bene comune, dunque di un servizio. 6) Come può essere effettuata quel tipo di valutazione? Come avviene già in Borsa, con i cosiddetti Indici di Sostenibilità. Il Rating che Fondazione Etica ha costruito e testato consente di “pesare” i bilanci, ma anche –ad esempio – la governance di una P.A., il rapporto con gli utenti, la correttezza verso i fornitori, la trasparenza. 6) Con il Rating di Sostenibilità possono essere raggiunti più risultati: -verrebbero spesi meglio i soldi pubblici; -verrebbe premiato il merito e resa svantaggiosa l’inefficienza, -la macchina pubblica funzionerebbe meglio; -verrebbero liberate risorse finanziarie per la crescita economica; -l’Italia diventerebbe un modello anche per l’Europa. Un Rating di Sostenibilità per le P.A.: sembra un’idea bizzarra. perché incide sulla P.A. senza riformarla a colpi di norme. Di sicuro, è un’idea provocatoria: vediamo se l’attuale Governo sarà così coraggioso da accettare la sfida.

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