Riforma elettorale: una classe politica inaffidabile

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Montecitorio1

Inutile girarci intorno: la bozza di legge elettorale uscita dall’accordo Renzi-Berlusconi era sin dall’inizio una brutta legge, ma quella che rischia di uscire dal primo vaglio della Camera è, se possibile, persino peggiore. Le liste interamente bloccate e la frammentazione dei quorum previsti già non erano una buona premessa, ma ora la non applicabilità al Senato non può che portare a una valutazione finale pessima.

Le attenuanti che, pure, la bozza iniziale aveva – quale, ad esempio, l’attuazione della cosiddetta parità di genere nelle candidature – sono state spazzate via dalle contrattazioni di corridoio. Così come sta per essere incomprensibilmente sprecata l’occasione di sanare la ferita ormai ventennale sul conflitto di interesse. Che di questo si occupino specificamente alcuni progetti di legge depositati in Parlamento non è un motivo valido per non occuparsene adesso che è in discussione una norma perfettamente attinente come quella elettorale Paradossalmente, gli stessi parlamentari che hanno trovato normale far entrare nel decreto sull’Imu la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia invocano ora una sorta di purezza assoluta della norma elettorale da tenere lontana da qualsiasi contaminazione sulle ineleggibilità. Una posizione decisamente non sostenibile da una classe politica seria e una motivazione non credibile per qualunque elettorale mediamente intelligente.

Lasciamo da parte, qui, la probabile incostituzionalità di una legge che regola l’elezione solo di una Camera, oltretutto in assenza totale di una qualsiasi bozza minimamente condivisa sull’abolizione del Senato. E tralasciamo anche il non rispetto delle indicazioni della Consulta, non solo ignorate ma persino contraddette proprio sulla disparità di regolazione tra le due Camere.

Qui limitiamoci al dato politico: l’attuale classe politica si conferma totalmente inaffidabile e incapace di una qualsiasi riforma degna di questo nome. Oltre ad essere la dimostrazione che l’uomo forte e coraggioso al comando non può bastare.

La mediazione continua al ribasso e il blocco prodotto da meri interessi di bottega non possono produrre nulla di buono per il Paese.

I parlamentari abbiano il coraggio di rimediare finchè sono in tempo. Altrimenti si fermino: una brutta legge non è meglio di nessuna legge. Soprattutto ora che la Consulta ha provveduto a liberarci dal Porcellum e a lasciarci un sistema proporzionale, sicuramente inadatto al nostro Paese, ma sicuramente più dignitoso di quello che rischiamo di avere come primo atto del nuovo Governo.

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