Passo falso o azzardo calcolato?

images

L’eco sembra ormai svanito, ma la domanda resta ancora attuale: ha fatto bene Renzi a diventare premier senza passare dalle urne? Per lui che aveva sempre dichiarato di non voler arrivare a Palazzo Chigi senza un bagno di consensi non è una contraddizione?

La risposta non può che essere “sì” e questo lo sa bene anche il neopremier, che infatti dichiara di voler cancellare questa sorta di peccato originale con tre mesi intensi di riforme.

Ciò nonostante il rischio di aver fatto un passo falso resta alto e per lui non sarebbe il primo. Nel 2012, infatti, alle primarie contro Bersani non aveva sbagliato i tempi, ma aveva sicuramente sottovalutato le regole: con una platea di solo iscritti ammessa al voto era impossibile riuscire a vincere. Solo dopo quell’inciampo Renzi si è finalmente convinto dell’importanza di controllare la macchina-partito per non cadere anche lui nel tranello teso a Prodi anni prima: l’ex premier, infatti, nonostante i milioni di consensi personali, rimase sempre in balia dei partiti dell’Ulivo (Ds, Margherita e cespugli vari), non avendone uno proprio.

Ora Renzi il controllo del partito ce l’ha: il passo falso del 2012 sulle primarie è stato superato e dimenticato. Resta quello, potenziale, del 2014 su Palazzo Chigi: esserci arrivato con il consenso elettorale lo avrebbe reso forte non solo nell’opinione pubblica, ma anche in quel Parlamento da cui necessariamente deve passare per attuare il suo programma.

Allora perché ha accettato quella che rischia di essere ricordata come una manovra di palazzo? Che sia solo per ambizione, come molti dicono, non è credibile in un politico che pare veloce soprattutto perché gli altri sono lenti.

Analizzando i fatti lucidamente, l’unica risposta plausibile è che non abbia potuto dire di no. Questo significa che c’è stata la solita congiura dei poteri forti? Difficile dirlo. Napolitano non avrebbe sciolto le Camere e Renzi temeva, per questo, di venire logorato dall’inattivismo del Governo Letta? Forse sì, ma è una motivazione anch’essa poco ragionevole per un ragazzo che ha davanti a sé molti anni di carriera politica.

Qualunque sia la vera motivazione dell’accellerata che lo ha portato a Palazzo Chigi, il neopremier ora dovrà stare molto attento: la sua mossa è convenuta a molti, ma in primis ai suoi nemici interni, quelli del Pd, che hanno la maggioranza alle Camere. La cruda logica della democrazia insegna che avere buone intenzioni non basta: serve la maggioranza in Parlamento. Solo più avanti si saprà quanto Renzi possa contarci, al di là della fiducia incassata.

© 2013 Fondazione Etica.
Top