Lo scalpo del finanziamento pubblico ai partiti

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Ce l’hanno fatta: lo scalpo dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è legge. Peccato che non di abolizione del finanziamento pubblico si tratti, ma di una sistemazione arrangiata e frettolosa della disciplina dei partiti. L’unica vera preoccupazione pare essere stata che il testo licenziato contenesse alcune parole magiche: abolizione, democrazia interna, controlli, e questo è stato fatto. Ma siamo ben lungi da una riforma seria dei partiti, di cui il sistema di finanziamento è solo una parte e neanche questo, in verità, è stato riformato bene.

In sintesi, la nuova legge abolisce gradualmente i rimborsi elettorali, ma lascia in piedi altre forme di finanziamento pubblico diretto, ad esempio quelle ai gruppi parlamentari di cui nessuno parla nonostante che siano di importi considerevoli. Per paura di perdere consensi nessun partito ha detto che la nuova norma è in netta controtendenza  con quanto avviene nelle sedici democrazie europee, anche in quelle mature che tante volte vengono prese ad esempio nel dibattito politico italiano. Così come nessuno ha il coraggio di dire che l’opacità dei finanziamaneti privati non è stata affatto risolta nè tanto meno quella dell’influenza esercitata sui partiti da chi effettua donazioni, il cui tetto resta troppo alto. Quanto agli obblighi di democrazia interna siamo fermi alla prestesa di una mera patina formale: come si dovrà tradurre nella vita dei partiti, chi verificherà l’applicazione e con quali poteri effettivi?

Insomma, la norma è sostanzialmente demagogica: serve a zittire i cittadini arrabbiati con una serie di mezze verità, talora vere e proprie bugie, che intenzionalmente omettono di mettere mano a una riforma complessiva e seria dei partiti, come l’Europa ci ha chiesto da tempo. Sapendo di dover pagare comunque un prezzo per placare l’antipolitica dilagante, i partiti si sono accordati per pagare il prezzo più basso possibile e ci sono riusciti: hanno rinunciato a molti soldi pubblici in cambio dell’omertà su molto altro, dal potere di nomina ai finanziamenti indiretti.

Nè regge l’interpretazione che intanto è un inizio, che rispetto al nulla questa legge è già un buon risultato: paghiamo forse mille parlamentari per una avere una norma che di riforma ha ben poco?

Ora sta ai cittadini rimandare lo scalpo al mittente e pretendere almeno un pò di verità.

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