Il vulnus di Scelta Civica e dei 5 Stelle

Autore:

panoramica_2005_b

Che Scelta Civica fosse un partito di “ricchi e famosi” lo aveva detto ironicamente Crozza e Monti ne era rimasto male. Oggi, a distanza di pochi mesi, sarebbe difficile non vedere chi dei due avesse ragione. Un partito nato in troppo poco tempo e con troppe anime, troppo diverse, per scommettere sulla sua tenuta nel tempo.

Eppure, a suo favore Scelta Civica aveva una dote non di poco conto: da una parte, un risultato elettorale forse non della misura sperata, ma sicuramente un ottimo punto di partenza; dall’altra, una rappresentanza di parlamentari in gran parte nuovi alla politica. Persone perbene, in molti casi genuinamente animate dalla convinzione di poter fare qualcosa per l’Italia, anche mettendo a disposizione le proprie competenze acquisite in ambiti diversi, dall’imprenditoria all’accademia. Ma non è bastato né per fare un partito né per fare una nuova politica. Per lo meno, non ancora.

Osservando attentamente, non si riscontra molta differenza con i “grillini”, che provengono dalla cosiddetta società civile, solo da quella che sta un po’ più in basso nella scala sociale rispetto ai “montiani”.

Se, allora, una lezione dovremmo impararla dall’esperienza di Scelta Civica come da quella dei 5 Stelle è che per fare politica nel senso alto del termine non basta essere nuovi né civici né, tanto meno, avere buona volontà. Non basta neppure essere competenti e di successo in altri settori. Fare politica è una capacità che non si improvvisa: occorrono preparazione ed esperienza. Prima di mettersi alla guida della macchina pubblica bisogna, quanto meno, avere l’umiltà di imparare come funziona. Darsi da fare non è sufficiente quando si è chiamati a occuparsi dei problemi degli Italiani.

© 2013 Fondazione Etica.
Top