Il falso bipolarismo italiano

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Si sente spesso dire, in Italia, che bisogna salvare il bipolarismo. Quale? Quello italiano è solo una brutta imitazione, tanto che i fatti di questi giorni ne decretano i limiti e il conseguente fallimento. Che – va detto chiaramente- rappresenta la fine di un’ipocrisia generalizzata.

I due poli dello schieramento politico italiano si sono venuti sempre più configurando come due mere unioni di convenienza: nel centrodestra come nel centrosinistra, partiti e partitini si sono coalizzati soltanto per vincere le elezioni, salvo far valere le proprie diversità subito dopo la chiusura delle urne. Mattarellum o Porcellum che sia stato, negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad ammucchiate eterogenee e litigiose, divise sulle singole misure da intraprendere come sulle finalità complessive dell’azione politica. Il risultato è stato quello della paralisi complessiva della macchina politica, intasata da richieste contraddittorie e frenata da veti incrociati. Coalizioni solo numeriche, infatti, possono vincere le elezioni, ma non governare: anche quando sono riuscite a restare in piedi un’intera legislatura, è stato solo giocando al ribasso, dribblando sulle questioni fondamentali, di fatto non governando il Paese.

Ora questo sistema sta venendo giù: non litigano più solo gli alleati, da destra a sinistra, ma anche le componenti interne ai vari partiti (quelle che nessuno vuole più chiamare correnti, come in passato, quando almeno si aveva il coraggio di dichiararle senza camuffarle). Il risultato è che si spaccano partiti come il Pdl e neoformazioni come Scelta Civica.

Questo non vuol dire che dobbiamo tornare indietro, magari ad un sistema proporzionale puro, ma che occorre superare la contrapposizione tra regole proporzionali e regole maggioritarie: se il bipolarismo, quello vero, è una priorità, allora va riconosciuto che esso non è una prerogativa dei sistemi maggioritari, convivendo perfettamente con sistemi proporzionali. In altri termini, si possono costruire buoni sistemi maggioritari al pari di buoni sistemi proporzionali: i correttivi da adottare nell’uno come nell’altro caso possono fare la differenza. Al contrario, infatti, di quanto raccontano certi politici in modo interessato, non si tratta di tecnicismi, ma di strumenti per adottare una buona legge elettorale e, anche tramite essa, arrivare a un sistema bipolare degno di questo nome.

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