I limiti della classifica ministeriale sulla trasparenza

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Il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha reso nota la classifica sulla trasparenza delle PA sul sito web “la bussola della trasparenza”. Va da sé che iniziative come queste sono molto utili per consentire ai singoli utenti di valutare e prendere coscienza dei servizi loro offerti.

Più in dettaglio, però, si osserva che la graduatoria del Ministero si pone come obbiettivo la verifica dei soli requisiti di accessibilità alle informazioni,  per controllare l’effettività degli adempimenti in materia di trasparenza ai sensi della Legge 190/2012 e del D.Lgs. 33/2013. Sebbene i parametri presi in considerazione siano di capitale importanza per cittadini e analisti, vanno sottolineati alcuni limiti. Innanzitutto, l’incompiutezza del tipo di analisi, mirata su un aspetto troppo specifico per arrivare a una valutazione complessiva della trasparenza amministrativa.

In secondo luogo, la classifica si basa su siti web (in particolare, la sezione “amministrazione trasparente”) in fase di aggiornamento e che dalla data di ultima verifica, il 5 ottobre u.s., sono già stati modificati (si veda in particolare quanto accade per le Regioni).

In terzo luogo, la classifica analizza l’attivazione di link e la loro denominazione, senza scendere nella valutazione del contenuto cui si accede dal link stesso.

Ciò non toglie che, alla data della prima verifica, le Pubbliche Amministrazioni si sarebbero dovute presentare con i requisiti minimi previsti dal Decreto sopra citato, quantomeno con la presenza della sezione “amministrazione trasparente”. Per com’è costruita la classifica, se tutte le P.A. si fossero adeguate per tempo, i risultati della “bussola della trasparenza” sarebbero stati quasi invariabilmente allineati verso l’alto.

In conclusione, bene l’iniziativa ministeriale, ma molto resta ancora da fare per dare attuazione alla riforma Brunetta del 2009 in tema di perfomance come di trasparenza.

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