Lampedusa, Europa

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Sono partiti dal Corno d’Africa uomini e donne che sapevano bene di rischiare la morte in mare. Ma che paura può fare a chi sa di non avere altra alternativa che la morte in guerra o quella lenta per fame? Per questo, il flusso di disperati è destinato a proseguire fino a che proseguiranno le ingiustizie che il mondo cosiddetto industrializzato continua a infliggere loro, depredando i loro Paesi di preziose materie prime, finanziando governi di comodo, tenendo intere popolazioni nell’ignoranza e nella miseria, vendendo armi in quantità.
Queste masse che tentano la sorte si riversano inizialmente in Libia (in questo caso i ragazzi erano salpati da Misurata) per poi tentare la traversata del Mediterraneo. Lo sanno tutti, da tanto tempo, e si chiudono gli occhi. Poi, quando succedono sciagure di dimensioni pari a quella dei giorni scorsi a Lampedusa diventa evidente e irrimandabile la necessità di rafforzare gli strumenti di gestione delle crisi internazionali e una revisione delle politiche sull’emigrazione anche in sede europea. Appare miope, infatti, quanto stabilito a Dublino, ove si decise di affidare in toto al primo Paese di approdo il compito e la responsabilità dell’accoglienza. Ciò non toglie sia necessario un dibattito per dar vita ad una legge sull’asilo ad hoc anche in Italia, che garantisca una gestione del fenomeno organica, non nella continua emergenza, ed abbatta le difficoltà operative per tutti gli operatori del settore e per le amministrazioni locali.

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