La strada obbligata davanti alla crisi

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Le dimissioni dei ministri Pdl era una mossa, se non attesa, sicuramente ipotizzabile nel futuro di un governo nato per forza, ma senza alcuna forza. È fuori luogo, pertanto, in questo momento lo sdegno di taluni esponenti politici: chi ha voluto questo governo era ben consapevole che si trattava di un vero e proprio azzardo. L’Italia non è la Germania, e la larghe intese è una formula che non può funzionare: da noi, infatti, non si tratta solo di mettere insieme centrodestra e centrosinistra, ma un centrodestra e un centrosinistra profondamente divisi già al loro interno e rappresentati da esponenti di dubbie capacità e visione politica. Né si potevano ignorare, in primavera, le scadenze giudiziarie di Berlusconi, che, era chiaro, non avrebbero potuto che portare carichi insopportabili per la sopravvivenza di un qualsiasi esecutivo, tanto più di uno zoppicante come quello Letta. Molta amarezza, dunque, ma non stupore per la crisi di governo. Neppure in tempi così ravvicinati. Sicuramente, di questa crisi nessuno ha motivo di gioire. Troppi e troppo gravi i problemi da risolvere per non far sprofondare ancora il nostro Paese. Ma bisogna essere chiari: se anche fosse durato, questo governo, sarebbe durato per fare cosa? Difficile credere che avrebbe potuto esprimere, nell’immediato futuro, qualcosa di più del misero balletto “Imu sì/Imu no” dei mesi scorsi, solo recentemente alternato a quello dello stesso tenore sull’Iva. Nessun rimpianto, dunque, per un governo immobilizzato dai veti incrociati: un buon governo non è quello che dura, ma quello che decide, mentre il governo Letta poteva sperare, realisticamente, di resistere solo non decidendo, con la politica degli annunci e dei rinvii. Eppure, c’era chi aveva parlato di un governo dall’orizzonte lontano: 2015, e anche oltre. Davvero, qualcuno ci ha creduto? Non avevano ragione, invece, quanti hanno chiesto sin dall’inizio un governo “di scopo”, che varasse in tempi brevissimi una legge elettorale dignitosa e misure indifferibile di sostegno all’economia? Questo è quello che deve essere fatto ora, senza altri indugi. E poi di corsa a votare. Nessuno lo vorrebbe, ma conviene essere realisti e non illudersi oltre.

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