Letta vs. Renzi: tutto qui?

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Pare che l’unica prospettiva della politica italiana sia il duello tra Letta e Renzi.
Il centrodestra è preso dall’improbabile soluzione alla prima condanna definitiva di Berlusconi e non è in grado, al momento, di sfoggiare alcuna leadership alternativa. Il centrosinistra è dominato da un Pd in perenne litigio con se stesso e non riesce a risolvere le contraddizioni che si trascina dalla sua nascita. Il centro resta ancora incompiuto e, anzi, in continua ridefinizione. In questo scenario desolante agli Italiani non viene offerta altra prospettiva politica se non quella di ridursi, ancora una volta, in tifosi di questo o quel leader. Che sia Renzi o che sia Letta, come lo sono stati in passato Berlusconi, Prodi o Veltroni, non cambia il dato di fondo: il nostro Paese non sa più esprimere partiti degni di questo nome, capaci di rappresentare un’idea di società, un progetto di futuro. Non è servita l’infinita transizione verso la seconda repubblica: i partiti sorti dalle ceneri di Tangentopoli si sono progressivamente ridotti a megafoni di slogan usurati e sovrapponibili lungo l’arco parlamentare, nonchè a contenitori di nomi in corsa per il sottobosco delle poltrone.
Che, allora, tra i contendenti del momento vinca lo scettro di numero uno il sindaco di Firenze o l’attuale premier che differenza può fare per gli Italiani, al di là delle parole dell’uno e dell’altro? Solo a decidere se avranno un leader spaccone anzichè uno pacato. Ma che sia l’uno o l’altro non potrà cambiare nè la sostanza dell’offerta politica nè, tantomeno, la capacità di governare. All’Italia serve ben altro che non l’ennesimo numero uno. Servono partiti veri e una classe politica fatta di tanti numeri uno.

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