Non solo sport

Una sana concezione dello sport, largamente diffusa in molti Paesi, lo considera un mezzo di trasmissione di valori universali e una scuola di vita in grado di insegnare la socializzazione ed il rispetto per l’altro. Una buona educazione sportiva nell’ambito di una corretta crescita dell’individuo può consentire di sviluppare un alto senso di comunità.

Lo sport costituisce anche un settore economico importante, con ricadute occupazionali considerevoli: si pensi alle società sportive, agli impianti sportivi, agli eventi e alle manifestazioni dedicate allo sport.

Lo sport è anche un elemento qualificante l’economia del territorio, con i vari punti di offerta e di organizzazione territoriali, come quelli del Coni, delle Federazioni sportive e discipline associate, che contano circa 100.000 punti dislocati su tutto il territorio nazionale.

Un terreno particolarmente fertile per lo sport può essere quello scolastico: Coni e Miur, nelle rispettive competenze istituzionali, lavorano con grande impegno e buoni risultati per promuovere l’attività sportiva in quell’ambito. Tuttavia, sui territori la limitata dotazione e la conseguente povertà impiantistica in diverse aree determinano frequenti abbandoni dell’attività sportiva anche tra i più giovani, soprattutto quando associata a modelli culturali troppo selettivi. Da qui la necessità di pensare ed attuare un piano programmatico serio che abbia con l’obiettivo di:

– migliorare gli impianti esistenti,

– realizzare nuovi impianti polifunzionali,

– incrementare gli spazi verdi attrezzati,

– sviluppare attività promozionali,

-rendere più sistematica la collaborazione tra Coni e Miur sulla diffusione della pratica sportiva nelle scuole con l’obiettivo, ad esempio, di ospitare nei locali scolastici settori giovanili di società sportive per coinvolgere un numero sempre maggiore di studenti.

Sul piano pedagogico, si potrebbe prevedere nella scuola primaria la presenza di laureati in scienze motorie specializzati in quell’età evolutiva particolarmente delicata dai 6 ai 10 anni per impostare da subito le basi di un sano sviluppo psico-fisico.

Sul piano istituzionale, potrebbe essere utile creare una sorta di osservatorio sulle attività sportive che si sviluppano sul territorio, come volano per sviluppare idee e innovazione, promuovendo una sorta di patto tra diversi soggetti istituzionali e sociali, a vario titolo coinvolti nelle politiche sportive.

Non va trascurato l’aspetto fiscale. Una proposta concreta potrebbe essere quella di incentivare gli investimenti per società e privati nel settore dilettantistico attraverso sgravi e agevolazioni fiscali: — rivedendo, ove possibile, la percentuale di detrazione dell’Iva, avvalendosi del regime agevolato per contratti di sponsorizzazione e pubblicitari,

– alzando il tetto di 7.500 euro delle prestazioni d’opera occasionali cui sono sottoposti tecnici e sportivi, con un guadagno in termini di trasparenza e di entrate per l’erario.

A questo proposito è importante monitorare in accordo con le varie Federazioni sportive nazionali, lo status  di “dilettante”  distinto da quello di chi svolge pura attività  amatoriale per i moltissimi atleti tesserati, impegnati nei vari  campionati e tornei in ambito regionale nelle diverse categorie.

C’è, infine, il delicatissimo problema della disabilità, nonché quello del doping nel mondo dilettantistico, di fatto incontrollabile per la mancanza di mezzi adeguati, ma entrambi meriteranno un approfondimento a parte.

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