Chi li ha visti?

olivero-bombassei-riccardi-213102Scelta civica esiste ancora? Sono in molti tra i suoi elettori a chiederselo. Ogni tanto appare Monti, ma più per dimostrare che esiste ancora che per dire qualcosa di significativo. Diciamo la verità: quello che prima era la forza di Scelta Civica, ora pare esserne diventato il peso. Monti non ama quel figlio che non gli ha dato i successi sperati e lo sopporta a stento solo in attesa di trovare una collocazione adeguata, possibilmente in Europa, dopo i troppi passi falsi compiuti negli ultimi mesi. Non sarà Monti, dunque, a traghettare quello che era una semplice alleanza elettorale in un partito solido: sia perché non ne è capace politicamente, sia perché è troppo altero per sostenerne la fatica. Preferisce il piglio professorale, lui, alla pazienza dell’ascolto e della tessitura relazionale. Ma allora chi dopo di lui può tirare Sc fuori dalle sabbie mobili degli ultimi mesi?

Le voci che arrivano da dentro il partito non sono incoraggianti: una galassia di personalità e movimenti per nulla amalgamati, voci di singoli che sembrano parlare più a titolo personale che di un gruppo. Nulla di scandaloso, per carità: non è che una riproduzione in scala di quanto succede nel Pd e nel Pdl sin dalla loro nascita. Il problema è che in SC non si intravede, per ora, il punto di caduta. Doveva occupare il centro e non ci è riuscita. Anzi, lo sta lasciando, di fatto, sempre più sguarnito, visto il calo di oltre la metà dei suoi consensi nei sondaggi. A parte Monti, Montenzemolo si è ritirato con un certo clamore, tentando di rifarsi una verginità politica alla quale nessuno, anche volendolo, potrebbe credere, mentre Riccardi, l’altro grande regista dell’operazione montiana, se ne è andato con un silenzio che ha fatto ancora più clamore dentro il partito. Non sfugge, però, un piccolo dettaglio: prima di dileguarsi sia il presidente della Ferrari che quello di Sant’Egidio hanno pensato a piazzare bene i propri uomini, sia dentro il partito che al governo. Insomma, fuori ne prendono le distanze ma dentro, al riparo dai media, mandano luogotenenti fedelissimi a trattare. Non proprio una gran bella figura, allora: dopo aver tentato di salire sul carro dell’uomo dell’anno 2012 senza bisogno di alcuna fatica, sono scesi nel momento in cui, invece, da faticare c’è e come per costruire un partito ancora tutto sulla carta.

Doveva essere il partito delle riforme e si è impelagato in un governo destinato all’immobilismo e alla mera tattica di propaganda. Casini sembra ormai resuscitato da quel purgatorio in cui aveva cercato riparo dagli strali dei suoi nei territori: in realtà, anche il purgatorio era solo apparente: ha sistemato se stesso e i suoi in posizioni non certo di secondo piano in Parlamento e al Governo, e ora alza il prezzo con Monti in attesa di ritrovare i numeri per andarsene per conto suo.

Insomma, un quadro disarmante, almeno all’apparenza, quello di SC. Tuttavia, proprio ora che molti disertori hanno sgombrato il campo, ripulendolo dai troppi interessi personalistici della prima ora, chi davvero ci ha creduto ha una grande opportunità:  la fatica e il coraggio di costruire un soggetto riformatore, che faccia da sponda ai non conservatori del centrosinistra e del centrodestra, in una sorta di movimento per certi versi federatore delle forze più innovative del Paese, che faccia da detonatore nel panorama politico italiano come seppe farlo l’Ulivo anni fa.

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