Se questo è un uomo di sinistra

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Massimo-D-Alema.-Foto-Marco-Merlini-LaPresse_h_partb

A sentirlo parlare, come nell’ultima intervista a Otto e Mezzo, un dubbio sorge spontaneo: ma D’Alema è di sinistra? Certo, qualcosa di sinistra riesce ancora a dirla, non fosse altro che per tutti gli anni passati alla scuola delle Frattocchie da diligente funzionario comunista. Eppure, in bocca a lui, le parole risuonano vuote; anzi, beffarde. Anche sforzandosi, la prima definizione che viene in mente di D’Alema non è certo quella di un uomo di sinistra. I cittadini collegano al suo nome la politica delle trame correntizie e dei complotti alle spalle, e non delle riforme di interesse generale. Per carità, il leader maximo –come viene chiamato – nel suo profondo, qualcosa di sinistra ce l’avrà pure come connotato, ma il primo resta quello di uomo di potere. Per certi versi, rappresenta il prototipo dell’uomo di potere della politica italiana. Non a caso si avvia sulla strada della longevità, almeno politica, di andreottiana memoria.

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