No, non va bene il ddl sui partiti

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Il governo ha presentato la sua proposta per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e non ci piace sotto molti aspetti.
Il primo è l’approssimazione, non casuale, dei termini usati: non di abolizione si tratta, ma di una rimodulazione della contribuzione pubblica. L’intento demagogico è evidente già da qui, ma attenzione: il rischio è che, approfondito il tema, i cittadini consapevoli si adirino maggiormente versio una classe politica che tenta per l’ennesima volta la strada della mistificazione.
I punti contraddittori e deboli del ddl sono molti, dalla quantificazione del tetto massimo dell’irpef destinabile ai partiti alla aleatorietà dei requisiti di democrazia interna da inserire negli Statuti dei partiti. Li analizzeremo ad uno ad uno nei prossimi articoli, ma già sono evidenti dai nostri interventi nella conferenza stampa che abbiamo tenuto sul tema qualche giorno prima dell’approvazione del ddl in questione e che qui rendiamo disponibile.

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