Emergenza casa

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Una storia come tante, forse, ma non è di cronaca, come invece è stata fatta passare. ‘E, invece, una storia emblematica dell’aggravarsi della crisi economica e della sordità della politica, certo, ma anche delle banche.
Il fatto è noto: un artigiano siciliano si costruisce con fatica, da solo, una casa per sè e per la propria famiglia. Almeno la casa è un diritto di cui non vuole privarsi e lo fa con sacrificio. Cosa viene fuori non importa: bella o brutta, è la “sua” casa.
Le ristrezze economiche lo portano a contrarre un debito di diecimila euro, non riesce a rimborsarlo e la sua casa va all’asta. Per diecimila euro. Neanche il costo di un auto, neanche quello che alcuni spendono per un week end.
Ora, di fronte alla prescrizione di Penati, i casi Belsito e Fiorito, i processi infiniti di Dell’Utri, e mille altri casi di impunità milionarie, come si può tollerare che in un Paese civile non si sia trovato un modo per salvare la casa a una famiglia per una cifra così esigua?
L’artigiano si è dato fuoco e la sua disperazione è quella di tantissima gente che in Italia rischia seriamente di vedersi portare via la casa. Dopo la perdita del lavoro, anche quella della casa diventa una miccia che può davvero far saltare la pace sociale.
Eppure, tutto tace: qualche trafiletto  sulla cronaca e poi più nulla.
La colpa di chi è? Della banca che non ha consentito una dilazione? Della politica che non regola alcunchè? Della crisi economica?
Qui non si tratta più di trovare un colpevole, ma di affrettarsi a mettere in campo una soluzione.
Come il lavoro, anche questa è una priorità che non può aspettare.

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