Le bugie che impediscono una vera riforma dei partiti

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I partiti oggi sono percepiti dall’opinione pubblica in modo negativo, come un danno per il Paese: è una percezione diffusa in molte democrazie contemporanee, ma in Italia ha raggiunto proporzioni preoccupanti al punto di far temere per la tenuta del sistema politico. Eppure, i partiti sono uno strumento essenziale di democrazia: diventano un problema quando non sono regolati o sono regolati male.

In Italia, il dibattito sui mali della politica si è limitato a mettere sotto accusa i contributi pubblici, senza vedere che essi costituiscono solo una parte del problema, e neppure la principale. Occorre il coraggio di ammettere che la declamata abolizione del finanziamento pubblico dell’attività politica non può sanare la crisi di legittimazione, oltre che di rappresentatività, dei partiti italiani. Troppi i luoghi comuni che hanno inquinato il dibattito sul tema: non è vero, ad esempio, che i finanziamenti pubblici ai partiti costituiscano un’anomalia italiana, essendo previsti in tutte le democrazie europee, ad eccezione parziale del Regno Unito, e attestandosi su importi cospicui e percentualmente rilevanti sulle entrate totali dei partiti. Ciò che veramente i partiti temono non è tanto l’abrogazione del finanziamento pubblico quanto la subordinazione del loro riconoscimento giuridico a tratti minimi di democrazia interna; la regolazione del loro potere di nomina alle cariche pubbliche; l’applicazione di obblighi stringenti di trasparenza e di controlli efficaci.

Questo non significa che non si deve intervenire anche sui livelli e sulle modalità vigenti di contribuzione pubblica, ma che ciò deve essere fatto nell’ambito di una cornice normativa più ampia e coerente, che tenga conto dei diversi aspetti della vita dei partiti e che si raccordi almeno con la riforma della legge elettorale, alla quale è strettamente connessa in termini di effetti sul sistema partitico.

Nel rivedere totalmente il sistema di finanziamento della politica, basterebbe porre limiti rigidi di importo ai contributi pubblici e condizionarne l’erogazione alla capacità di autofinanziamento dei partiti e a precisi vincoli di scopo.

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