Civati: “anche se tutti, io no”

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Ci eravamo preoccupati, qualche giorno fa, a leggere la firma di Civati in calce ad una lettera melensa, piena di tentati distinguo dal governo Letta, tutti dissolti in un non meglio precisato senso di responsabilità a votarlo. Della serie “obbediamo, ma poniamo le nostre condizioni”: peccato che le condizioni non ci fossero, nella lettera, se non quelle talmente generiche da essere universalmente sottoscrivibili. Le firme in fondo alla lettera, poi, facevano davvero tristezza per l’esiguità del numero (tre, oltre a quella, non vera, di Civati) e di sicuro non hanno fatto una bella figura i sottoscrittori, tra l’altro ampiamente prevedibili.

Civati è stato più serio: ha espresso il proprio dissenso, che non è di ieri; lo ha spiegato; lo ha tradotto in un’azione pratica, per nulla facile perché lo ha messo contro tutto l’apparato del suo partito.
Ha tentato, a dire il vero, di raccogliere tutti gli scontenti tra i Democrats intorno ad un documento. Non pare, però, essere riuscito, e del resto, non c’è da stupirsene: tanti mugugnano, tutti si riallinenano.

Civati no. Stavolta no. Altre volte anche lui era rientrato, anche lui aveva smussato gli angoli. Stavolta no, è andato fino in fondo. Bravo Civati. Al di là del merito, bravo per la coerenza e per il coraggio.

Civati è cresciuto, di sicuro rispetto ai suoi compagni di partito. “Anche se tutti, io no”.

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