No, non c’era bisogno dei saggi

All’inizio, erano tutti cauti: Napolitano non è solo il Presidente della Repubblica, ma soprattutto un buon Presidente della Repubblica. Comprensibilmente, perciò, nessuno si sentiva a proprio agio a criticare la sua scelta di nominare dieci saggi per elaborare proposte in tema di riforme istituzionali e di economia. Passato il momento di comprensibile imbarazzo, però, bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: la scelta dei saggi era forse obbligata ma resta una scelta, se non sbagliata, sicuramente inutile. Certo, cos’altro poteva inventarsi Napolitano, o chiunque altro al posto suo, in una situazione di stallo totale della politica, capace solo di veti incrociati? Ciò non toglie che i saggi non sono una soluzione, tanto meno quella giusta. Innazitutto per i tempi: 10-15 gg sono un orizzonte temporale incosistente per qualsiasi analisi seria, figuriamoci per una proposta di riforma. In secondo luogo, per le persone: al di là di pochi nomi veramente autorevoli, su molti sono innegabili le perplessità in termini sia di competenza sia di pertinenza all’obiettivo assegnato. Presidente, non ce ne voglia, ma stavolta neppure Lei ha potuto risolvere l’ingarbugliato nodo della politica italiana.

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