La sfida politica di Monti comincia ora

Deludente: questo è il giudizio sul movimento di Mario Monti che sembra prevalere tra i commentatori del dopo-voto. La questione è un po’ più complessa e vale la pena approfondirla in vista anche di un ritorno precoce alle urne.

Se Monti non avesse creato Scelta Civica, avrebbe ora servita su un piatto d’oro la Presidenza della Repubblica, se non quella del Consiglio. Nella sua scelta del 4 gennaio, dunque, c’è stato più coraggio o più follia, alla luce dei risultati elettorali?

Questi ultimi hanno consegnato al Paese un bipolarismo imperfetto, in cui centrosinistra e centrodestra non hanno i numeri per governare, ma solo per ostacolarsi reciprocamente. Monti voleva incunearsi tra i due poli e l’idea poteva essere vincente ma di sicuro non con l’onda montante di Grillo.

‘E facile dire che il comico ha vinto grazie al populismo, che pure ha fatto presa dato il momento storico. Ma a fare la differenza è stato anche il fattore tempo: Grillo si allena a fare l’antipolitico da più di 3 anni, con una palestra attrezzatissima che va dal web alla piazza passando per alcuni test elettorali tutt’altro che marginali; Monti, invece, è partito 50 giorni fa, senza una struttura organizzata e soprattutto con un test elettorale impegnativo. In più, aveva contro un anno di governo la cui azione si è esaurita pian piano nel rigore senza poter tener fede alle promesse iniziali di equità e crescita.

Tuttavia, il punto debole per Monti è stato un altro: nel aver voluto spaccare l’assetto politico, ma non sino in fondo. Nessuno aveva scommesso sulla sua salita in campo, ma poi una volta fatta doveva osare di più. Di sicuro non caricando Casini e tantomeno Fini. E poi mettendo più mano alle liste elettorali, che, sì, hanno dentro persone perbene, ma non sempre rappresentative dei territori e delle istanze della società. A qualcuno, poi, non è andata giù la folta pattuglia di Montezemoliani piazzata in lista in posizioni sicure, e non tanto per i singoli candidati in sé quanto per la figura non proprio nuova del loro leader in Italia Futura.

Un altro errore è stato il tipo di campagna elettorale: Monti è stato appesantito con un ruolo non suo, che lo ha frenato. La forza di Monti era la sua estraneità ai giochi della politica e alle leggi del marketing elettorale e non gli ha giovato polemizzare sterilmente con i suoi concorrenti anziché parlare di proposte di lungo respiro.

Certo, in 50 giorni dover fare il premier, scegliere i candidati, scrivere un programma elettorale, presidiare i media, girare l’Italia, non poteva portare a un risultato elettorale molto superiore a quello di oggi. Per quanto ininfluente al Senato, Scelta Civica ha tutte le carte per sedersi a un tavolo politico. Ora, però, la vera sfida per Monti è dimostrare di saper fare tesoro dell’esperienza per scegliere bene le prossime azioni e soprattutto le persone che insieme a lui dovranno dare seguito al suo progetto. Altrimenti, anche il 10% potrebbe svanire.

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