Il moralizzatore sotto i riflettori

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Non sappiamo se e come Giannino sia colpevole della leggerezza di cui lo accusa Zingales. Ce lo dirà, speriamo, Giannino stesso, che abbiamo avuto modo di apprezzare in questi mesi di grande impegno politico.
Di sicuro, però, i toni del Prof di Chicago sono eccessivi e inopportuni. Un progetto politico va al di là delle singole persone, anche quando si tratta del suo fondatore. Zingales doveva fare la sua battaglia dentro il movimento, perchè questo non è più solo suo e di Giannino, ma di migliaia di persone serie che stanno lavorando con entusiasmo e fatica per una campagna elettorale difficilissima.
Se avesse avuto a cuore l’obiettivo politico, il professore avrebbe chiarito la questione con Giannino, presentato a lui riservatamente le dimissioni e aspettato la chiusura delle urne, tra pochissimi giorni, per renderle pubbliche.
Ha preferito, invece, fare il fustigatore moralista dalla sua cattedra americana, come del resto ha fatto già con altri sin qui. Venga, piuttosto, a lavorare tra i militanti di Fare se non vuole che si insinui un dubbio anche tra loro: che il suo scopo principale, nel peregrinare da Renzi a Giannino alle dimissioni di questi giorni, sia stato quello di guadagnare visibilità sui giornali o nei salotti televisi.
La correttezza e l’onestà intellettuale sono sicuramente valori fondamentali, ma usarli come spada da brandire sotto i riflettori dei media non porta lontano.
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