Il decreto paga-debiti

Secondo l’ultimo rapporto del Cer, la recessione del 2012 ha avuto fra i suoi fattori di alimentazione la flessione del credito e la carenza di liquidità di famiglie e imprese. Date queste condizioni di partenza, gli effetti del decreto paga-debiti possono essere consistenti. La trasmissione degli impulsi passa sia attraverso il “balance sheet channel” – ossia la riduzione del costo del finanziamento connessa al miglioramento del conto economico delle imprese1 – sia per il “credit channel”, dal momento che il recupero della liquidità consentirà alle aziende interessate di ridurre la propria esposizione verso le banche e a queste ultime di rientrare da molti crediti problematici, creando le condizioni per un’espansione degli impieghi2. Secondo le valutazioni del governo, la misura genererebbe una crescita addizionale di 1,2 punti, così distribuita: +0,2% nel 2013; + 0,7% nel 2014; + 0,5% negli anni successivi.
L’effetto espansivo della misura non può, tuttavia, far dimenticare che esiste un’altra esigenza: impedire che in futuro continuino ad accumularsi
debiti commerciali. I ritardi di pagamento sorgono infatti a motivo di impegni di spesa assunti dalle pubbliche amministrazioni, a fronte dei quali
non vi erano corrispondenti flussi di entrata.
Che il governo fosse intenzionato a impedire il ripetersi del fenomeno era già chiaro dalla lettura della Relazione, laddove si auspicava che il sostegno fornito dalle amministrazioni si traducesse in “una riprogrammazione della spesa nel tempo”. Il decreto rende operativo tale auspicio, ponendo un doppio vincolo a carico degli Enti che utilizzeranno i fondi messi a disposizione: il divieto di impegnare spese correnti in misura superiore al minimo importo impegnato nell’ultimo triennio; il divieto di ricorrere all’indebitamento per gli investimenti e di prestare garanzie per prestiti o mutui di società partecipate.
A fronte della liquidazione degli impegni passati, si prospetta dunque una riduzione dei flussi di spesa futura. Questo “scambio” sembra aver colto di sorpresa molti commentatori, che avevano fin qui trattato il tema solo per la sua componente espansiva. Per quanto sgraditi, i vincoli posti al
comportamento futuro delle amministrazioni ci sembrano però necessari in un’ottica di corretta gestione della finanza pubblica.

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