La partita di Monti si gioca sui candidati

Sulla “salita” in politica di Monti troppa è l’attesa mediatica e troppo poco consistenti gli annunci rispetto alle aspettative: di fatto, ancora oggi non si sa molto e può essere utile, allora, rimettere in fila alcuni fatti.

Monti, come ha ammesso lui stesso, aveva la strada spianata verso ruoli istituzionali di assoluto rilievo,  il Colle in primis. Gli sarebbe bastato stare fermo. E, se anche un Prodi, un Amato o chissà chi altri, gli avessero conteso la massima carica dello Stato, l’ex-premier sarebbe stato sicuramente compensato in modo e misura soddisfacenti.

Se, invece, si è infilato in una prospettiva incerta e perigliosa, come è quella di “salire” in politica, è perché gli è stato chiesto di fermare Berlusconi ed una sua nuova affermazione tra i moderati. Glielo ha chiesto l’Europa, e forse non solo. Per questo Monti non ha potuto dire di no, come probabilmente avrebbe fatto volentieri.

L’agone politico non gli si addice, perché porta la competizione su un piano che non gli appartiene: quello del consenso dal basso. Anzi, qui Monti rischia molto, perché non solo non può realisticamente aspirare al primo posto, per il quale corre già Bersani con ottimi pronostici, ma anche un suo secondo posto non è così scontato nella graduatoria elettorale del prossimo febbraio. Il voto, infatti, rappresenta un terreno scivoloso per chiunque, tanto più per chi non se n’è mai dovuto curare per ottenere riconoscimenti di capacità e merito.

La nomina a senatore a vita mette Monti al riparo almeno dai rischi di una figura modesta in termini personali, non dovendo chiedere voti per stesso. Tuttavia, non è così che gli conviene giocarsi la partita. Avendo dovuto, suo malgrado, aprire le porte di casa, meglio sarà per lui e per il Paese accettare la sfida sino in fondo. Una volta chiuso il portone, infatti, non potrà più prendere le distanze da chi si è messo dentro, tanto meno per affrancarsi da possibili risultati per lui deludenti. La battaglia per essere efficace davanti agli elettori dovrà essere una sola, senza distinguo tra Monti e i candidati che a lui si richiamano. Per lui è qui il primo vero scoglio, di fronte al quale anche il programma rischia di diventare secondario, ma è proprio qui che ha l’occasione di marcare con maggior nettezza la differenza dai presunti innovatori del passato.

Di fronte ai tanti che vorranno entrare nella sua casa, Monti dovrà mantenere quella libertà che ha saggiamente reclamato in conferenza stampa: poter decidere se e chi riaccompagnare prontamente all’uscita. Più che alle parole scritte in agenda, la gente presterà attenzione ai nomi in lista e non basterà che siano nomi nuovi. Né solo di persone competenti. Servirà credibilità, che è una dote che non si improvvisa, ma che solo una storia personale di coerenza può testimoniare. È una sfida che Monti può vincere solo con molto coraggio.

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