A chi serve un Monti strattonato?

Siamo al caos, mediatico prima ancora che politico. Sui giornali si legge di tutto e il contrario di tutto su Monti, spread e partiti. Colpisce soprattutto la categoricità di certi editoriali, che spacciano opinioni per verità assolute anziché per previsioni ipotetiche. Nessuno, in realtà, può avere certezze, né gli analisti né i politici, perché il contesto cambia con una rapidità mai vista. Troppe le variabili in gioco, troppi gli eroi dell’ultimo momento che si contendono un Paese allo stremo. Conviene allora mettere un po’ di ordine ai fatti per poter, poi, mettere ordine alle idee.

Monti si è dimesso: non è un dramma, perché, se anche dramma fosse considerato, è stato semplicemente anticipato di un mese o poco più. Da tempo si ventilava la data del 10 marzo per le elezioni politiche, e il governo, di fatto, non avrebbe più potuto far passare alcunché in un Parlamento già in campagna elettorale.

Monti scende in politica? Sinceramente si fatica a immaginare l’ex premier in campagna elettorale: non è questo il suo profilo né la sua forza. Una lista non si improvvisa e il rischio è che Monti diventi ostaggio di chi dovesse farla al posto suo semplicemente usandone il nome. Insomma, l’ex-premier dovrebbe stare molto attento a non farsi coinvolgere in operazioni che possono sfuggirgli di mano.

Più realistica l’ipotesi di un Monti che “accompagna” una coalizione in sostegno della sua cosiddetta Agenda. Molti sostengono che anche così avrebbe bisogno della legittimazione popolare, ma questa è forse la più grande delle ipocrisie che hanno preso piede. Monti non deve necessariamente candidarsi per diventare nuovamente premier: basterebbe inserire il suo nome nel simbolo della coalizione che dovesse sostenerlo e indicarlo come candidato premier sulla scheda elettorale. È questa, infatti, una regola non scritta, che è stata associata alla legge elettorale: si tratta di una consuetudine molto al limite del dettato costituzionale, in quanto contrasta con il carattere parlamentare della nostra repubblica, ma, poiché probabilmente sarà perpetuata anche alla prossima scadenza elettorale, non si vede perché non si dovrebbe poterla usare per Monti.

C’è chi sostiene che l’ex-premier servirebbe a fermare Berlusconi, ma non si può caricarlo di un lavoro che devono fare i partiti. Li paghiamo per questo, e anche molto. Cominciamo a pretendere che facciano il loro mestiere, questo sì, costituzionale. Il confronto politico è una cosa seria e non si può chiamare un tecnico a tamponare ogni falla: c’è stato un anno intero a disposizione e nessuno ha fatto alcunché. Pretendere ora che Monti faccia l’ennesimo miracolo, significa sgravare i partiti dalle loro responsabilità e chiedere a lui un intervento che non gli appartiene. Sono molti, in queste ore, i solleciti che gli arrivano da certa borghesia illuminata, ma non basta una lettera sui giornali per cambiare la politica. Ci vogliono coraggio e fatica, ci vuole di investire tempo e sporcarsi anche le mani. Ma su questo non si scorgono molti volontari all’orizzonte: per troppi resta più comodo mandare avanti Monti.

pubblicato su Formiche.net

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