Decreto Stabilità: confusioni tecniche, migliorie politiche


L’interazione fra Governo e Parlamento ha portato a una radicale riscrittura della legge di stabilità. Secondo il CER, il
nuovo testo è nettamente migliorativo del provvedimento originario. Il Parlamento “politico” ha lavorato, questa volta, assai meglio del Governo “tecnico”.
1. Alla luce delle modifiche, cancellazioni ed integrazioni contenute nell’emendamento predisposto dai due relatori sull’A.C. 5534-bis, la componente tributaria del ddl di stabilità si presenta radicalmente trasformata, risultando più in sintonia con gli obiettivi di equità e di crescita che pure si volevano impliciti nel provvedimento.
Tale esito, a parità di effetti finanziari complessivi, è conseguito attraverso una diversa distribuzione degli interventi, che ora risultano convogliati in maniera più selettiva.
2. L’intervento sull’Irpef – in precedenza basato su un mix di sgravi (riduzione di un punto delle prime due aliquote Irpef) e di inasprimenti (franchigia a oneri deducibili e detraibili e, per questi ultimi, fissazione di un tetto) di
segno e dimensioni incerti – risulta ora concentrato sulle detrazioni d’imposta per figli a carico; una scelta, questa, che contempera esigenze di equità orizzontale (a parità di reddito familiare si favoriscono i nuclei con
più figli) e di equità verticale (l’entità della detrazione tende a ridursi al crescere del reddito, fino ad annullarsi del tutto oltre i 95 mila euro di reddito).
In sostanza, il miliardo (circa) di sgravi operanti dal 2013, si distribuirà su meno di un quarto (circa 10 milioni) della platea dei soggetti Irpef, restando esclusi sia i 30 milioni di contribuenti che non hanno figli a carico, sia – fra quelli con figli a carico – gli “incapienti” (circa 1 milione) e coloro che dichiarano un imponibile eccedente i 95 mila euro (circa 200 mila soggetti).
3.
L’intervento sull’Iva integra, di fatto, quello sull’Irpef. La scelta di annullare l’aumento dell’aliquota intermedia (lasciandola al 10% e limitando all’aliquota ordinaria l’aumento fissato per luglio 2013 ) finisce, infatti, per “premiare” soprattutto quei livelli di reddito che hanno uno stile di consumi non “voluttuari”.
Insomma, se l’adeguamento delle detrazioni per figli a carico aumenta il reddito disponibile, il mancato aumento dell’aliquota Iva intermedia favorisce (e comunque non penalizza più) la propensione al consumo e il potere d’acquisto di una fascia significativa di contribuenti/consumatori.

4. Un’impronta marcatamente selettiva presenta l’intervento prefigurato – con decorrenza 2014 – sul versante dell’Irap, destinato alla riduzione del cuneo fiscale e articolato su tre misure.
La prima è specificamente destinata a favorire l’occupazione a tempo indeterminato, ampliando la dimensione degli sgravi di cui già oggi possono fruire le aziende labour-intensive: quasi il 60% in più per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato (con un risparmio incrementale a favore delle aziende operanti in aree svantaggiate); oltre il 30% in più (rispetto ai livelli
fissati con la manovra salva-Italia) se il nuovo occupato è donna o giovane al di sotto dei 35 anni.
La seconda misura è invece indirizzata a favorire i soggetti “minori” (con base imponibile Irap inferiore a 181 mila euro), attraverso un aumento dell’ordine del 10% del già previsto abbattimento di imponibile (e conservando la maggiorazione prevista a favore di imprenditori individuali, società di persone e professionisti).
La terza misura, infine, dovrebbe riguardare l’esclusione dell’Irap per i professionisti e per le persone fisiche esercenti attività commerciali, in assenza di una “autonoma organizzazione”. In sostanza, l’assenza di
dipendenti e la limitata presenza di beni strumentali o di acquisizione di Roma 15/11/2012 4/4
servizi, consentirebbe alla micro impresa di sottrarsi del tutto all’Irap. Una scelta, questa, che premia l’impresa di ridotte dimensioni e che punta anche a chiudere un contenzioso aperto da tempo e molto diffuso.
5.
In conclusione, i miglioramenti rispetto alla manovra tributaria intorno a cui era costruito l’originario ddl stabilità sono evidenti.
Intanto, sotto il profilo della trasparenza e della certezza degli effetti della stessa manovra. Ciò che in precedenza risultava il frutto di un “togli e metti” (riduzione aliquote-tagli agli oneri deducibili e detraibili) dagli esiti incerti e casuali (e con l’aggravante della retroattività dei tagli), nella nuova versione del ddl appare chiaro e definito, sia nella direzione sia
nell’intensità dell’intervento. Ma, ed è questo l’aspetto più rilevante, la concentrazione della manovra su
pochi obiettivi (la tutela della famiglia e dei redditi medio-bassi; la spinta a favore dell’occupazione; il sostegno alle piccole imprese), basata sulla combinazione di Irpef, Iva e Irap, consente ora di indirizzare con più efficacia un intervento che vuole porre le premesse per una ripresa dell’economia.

© 2013 Fondazione Etica.
Top