La Sicilia di Grillo

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Tra i tanti dati importanti delle elezioni siciliane, uno riguarda sicuramente il comportamento degli elettori. Compostamente hanno assistito ad una campagna elettorale affollata di nomi, sotto liste troppo uguali le une alle altre nonostante gli slogan. Poi, alla fine, hanno scelto di cambiare. Almeno loro. Almeno nelle urne. Non andandoci o preferendo votare chi meglio degli altri ha incarnato la voglia di cambiamento più che la semplice protesta. In una terra dove il voto è clientelare per definizione un’inversione di queste proporzioni nelle tendenze elettorali ha costituito già di per sé una svolta epocale. Oltre che un segno di maturità dei cittadini decisamente superiore a quella dimostrata dai politici.

Dopo domenica, Grillo non potrà più essere trattato con sufficienza, né, tanto meno, con sdegno: nessuno potrà definirlo ancora come l’antipolitica, avendo lui dimostrato di incarnare un’offerta politica rispettabilissima, che quantomeno riesce ad incanalare un malcontento altrimenti pericoloso.

Che poi gli eletti sotto il simbolo del M5S siano in grado di governare è un altro discorso: non sono nati per questo, ma si sono ritrovati a doverlo fare a causa della sordità e dell’inazione dei partiti. Non importa qui stabilire se saranno capaci oppure no di svolgere il non facile ruolo di eletti in un momento come quello attuale: importa, piuttosto, zittire per tempo i commenti di quei politici che già aspettano con il dito puntato il loro primo passo falso. Non ci provino neppure, perché sembrerebbero solo più ridicoli per non aver saputo essere al loro posto.

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