Rapporto CER – Quanto “contributo” e quale “solidarietà”?

 

Al già pieno carniere fiscale del ddl stabilità 2013 si è aggiunto, con un emendamento approvato “quasi all’unanimità” dalla Commissione Lavoro della Camera, un contributo di solidarietà a carico dei contribuenti “ricchi”, in misura pari al 3% del reddito eccedente i 150 mila euro, destinato alla salvaguardia dei lavoratori “esodati”.

Se la finalità è nobile, il modo di perseguirla solleva almeno quattro ordini di perplessità.

1. Si accentuano le distorsioni vigenti, calandosi il nuovo contributo su una realtà già affollata da analoghi prelievi: quello, introdotto dal dl 78/2010, a carico dei dipendenti pubblici con redditi eccedenti i 90 mila (5%) e i 150 mila euro (10%); l’analogo contributo a carico dei trattamenti pensionistici, articolato fino al 15% (dl 98/2011); quello (3%) gravante sui soggetti Irpef, per la quota di reddito oltre i 300 mila euro. Un panorama variegato, dunque, generatore di un’anomala segmentazione del mercato del lavoro (dipendente pubblici vs dipendenti privati e lavoratori autonomi); di una innaturale discriminazione fra lavoro (pubblico, soprattutto) e capitale (rentier); di una contrapposizione fra lavoratori in attività e pensionati. E che suggerirebbe razionalizzazione e sfoltimento piuttosto che un ulteriore affollamento.
Continua…

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