Ripensare le autonomie

Il Governo Monti ha dimostrato di essere in linea con l’intenzione del Governo precedente con l’approvazione della riforma costituzionale del titolo V.

Ad 11 anni di distanza, interviene un nuovo testo di modifica costituzionale di riforma del titolo V, che prevede da un lato la ridistribuzione delle competenze tra Regioni e Stato e dall’altro due provvedimenti positivi per la gestione delle finanze pubbliche che sono: 1) nuovi controlli sui bilanci regionali; 2) partecipazione delle Regioni a statuto speciale all’equilibrio di bilancio.

Si tratta della via maestra per far ripartire il Paese, poiché la legislazione concorrente da anni ha bloccato lo sviluppo economico burocratizzando eccessivamente i provvedimenti ed impedendo investimenti decisivi.

Nella mia attività di governo, ho sempre evidenziato l’urgenza di sbloccare questo stallo/conflitto di poteri concorrenti al fine di poter sviluppare una visione strategica e di lungo termine in materia energetica.

La riforma del titolo V della Costituzione, di cui alla legge costituzionale n° 3 del2001, hacomportato una significativa riorganizzazione dell’ordinamento della Repubblica italiana. Tale riforma, ha prodotto un ampio dibattito all’interno del quale sono state avanzate interpretazioni delle disposizioni novellate contrapposte e, in alcuni casi, persino antitetiche. Una riforma che ha cambiato il modo di pensare e di agire degli organi dello Stato.

L’art.117 della Costituzione contiene un elenco delle materie riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato ed un elenco delle materie riservate alla potestà legislativa concorrente Stato – Regioni. Si prevede infine, con clausola residuale, che spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato o a quella concorrente. La riformulazione della norma contenuta nell’art.117 ha, quindi, profondamente modificato il riparto della potestà legislativa tra Stato e Regioni.

Importante sottolineare che con la riforma, per la prima volta in assoluto, nel nostro ordinamento la potestà regolamentare riceve un espresso riconoscimento e un fondamento costituzionale. Nel nuovo quadro delineato dal riformatore costituzionale si prevede, infatti, che:

  • Lo Stato dispone di potestà regolamentare nelle materie di potestà legislativa esclusiva statale, potendo delegare l’esercizio della potestà regolamentare alle Regioni;
  • Le Regioni dispongono di potestà regolamentare in ogni altra materia;
  • Agli Enti Locali spetta la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Ma andiamo a vedere nello specifico cosa cambia.

All’art.100, secondo comma, si prevede espressamente la competenza della Corte dei Conti ad esercitare le proprie funzioni di controllo anche nei confronti degli atti delle Regioni e del bilancio regionale.

All’art.116, primo comma, si introduce una formula – mutuata dal nuovo testo dell’art.119 Cost., in vigore dal 2014, introdotto dalla Legge Cost. 20 aprile 2012, n.1, sul pareggio di bilancio – che esplicita la partecipazione delle Regioni a statuto speciale al principio dell’equilibrio di bilancio e al patto di stabilità.

All’art.117, primo comma, si introduce una formula di preminenza che affida allo Stato, a prescindere dalla ripartizione delle competenze legislative con le Regioni, il compito di garante dei diritti costituzionali e dell’unità della Repubblica. Al secondo comma, lett.a), si attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato l’intera materia dei rapporti internazionali e comunitari, anche per la parte relativa alle Regioni, ed è prevista l’aggiunta delle lettere t), u), v) – porti marittimi e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e navigazione, ordinamento della comunicazione, produzione-trasporto-distribuzione nazionale dell’energia – in quanto, nonostante attualmente siano attribuite tali materie alla legislazione concorrente, appare più opportuno, anche per l’incidenza di normative europee, l’affidamento esclusivo allo Stato. Al terzo comma, si ridefinisce integralmente il rapporto fra legislazione statale e regionale nelle materie di competenza concorrente, superando il concetto di “Principi Fondamentali”, individuando il ruolo della legislazione dello Stato in una prospettiva funzionale e prevedendo la possibilità per la legge dello Stato di fissare un termine di adeguamento da parte delle Regioni. Al quarto comma, si disciplinano espressamente i limiti della competenza legislativa “residuale” delle Regioni, in conformità alla giurisprudenza della Corte Costituzionale e si disciplina espressamente la “attrazione di sussidiarietà” della competenza legislativa, già conformata dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale. Al nono comma, si attribuisce rango costituzionale alla Conferenza Stato-Regioni, ai fini dello svolgimento coordinato dell’attività legislativa, regolamentare ed amministrativa dello Stato, ma anche delle Regioni e delle Province autonome. Si dispone inoltre, in funzione di deflazione del contenzioso, che non possa essere aditala CorteCostituzionale(dallo Stato e/o dalle Regioni e/o dalle Province Autonome) ove in Conferenza si ottenga un’intesa o un parere favorevole su un atto avente o meno carattere legislativo.

All’art. 127, primo comma, in relazione alla mutata configurazione dei rapporti fra legge statale e legge regionale nelle materie di legislazione concorrente e all’eventuale necessità per la legislazione statale di fissare un termine per l’adeguamento da parte delle Regioni, il potere di impugnativa del Governo viene integrato con riferimento all’ipotesi di mancato adeguamento della legislazione regionale entro il termine stabilito dalla legislazione statale ex art. 117, ultimo comma.

 

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