La sparizione della verità. L’arte come denuncia

Fondazione Etica ha promosso il libro di Franca Grisoni e lo spettacolodi Patricia Zanco per l’attualità del tema e la sua attinenza con i problemi di oggi.

“…. Emerge una Medea attuale in cui ci spingiamo in un incrocio di tempo e spazio dove il presente erompe inattuale, per reagire al vuoto pieno di rinunce, assordato dalle menzogne, abitato da speranze deluse. Un vuoto riempito dall’opulenza e dall’indifferenza come addormentamento sociale, nella noia senza poesia dove i sogni si infrangono.

Dopo aver perso tutto, l’amore, la casa, i figli, un regno intero, dopo la vendetta, Medea se ne va.

E noi, mortali cittadini di questo mondo senza protezione Divina, cosa facciamo quando un disegno politico-economico ci cambia la vita? Come reagiamo? Quando lo sguardo estraneo del potere incide profondamente e stravolge le nostre vite più o meno regolari, fatte di cose minuscole, ma preziose.

Medea è il Mito da noi indagato perché con la sua astuta intelligenza fa esplodere il sistema politico marcio, è un’indignazione sottile la sua, è una straniera ed è sapiente, definita Barbara perché venuta da altra cultura. Lei critica aspramente la società greca (patriarcale) che si fonda sugli inganni, sulla menzogna. La sua indignazione diviene efficace, lei vede, patisce l’abbruttimento e non lascia nessuno scampo ai potenti. Ma si assume la responsabilità delle sue azioni. Lei non appartiene al sistema malato, non ne è contaminata né compromessa. Lo sguardo di Medea è l’altro sguardo o lo sguardo dell’altra, di chi arriva da fuori, e fa paura. Infatti, Creonte non accoglie la straniera dentro la sua casa/città ma la lascia fuori dalle mura e poi la esilierà per paura. E’ la paura che una presenza non implicata ne sveli gli intrighi velati. Anche noi oggi siamo sorpresi nella fatica di comprendere chi è diverso perché portatore di altra cultura, altra religione, altro color di pelle e altra lingua.

Il viaggio è altro tema centrale: partire, lasciare la propria terra, gli affetti. Davanti c’è il mare che con il suo moto perpetuo annoda e scioglie i destini di coloro che lo attraversano, uomini e donne in balia delle onde, di false promesse come riflesso dell’azzurro più azzurro. Si schiantano presto i sogni e le speranze, si ritrovano a riva come schiuma ammutolita.

Noi ci spingiamo in un incrocio di tempo e spazio dove il presente erompe inattuale, per reagire al vuoto pieno di rinunce, assordato dalle menzogne, abitato da speranze deluse. Un vuoto riempito dall’opulenza e dall’indifferenza come addormentamento sociale, nella noia senza poesia dove i sogni si infrangono.

Dal caos ascoltiamo le voci dei figli, e ci fanno paura, fanno paura le loro domande che cadono nel vuoto. Loro e noi ingannati, manipolati, privati di regole e di identità, ottimi schiavi.

Lo facciamo in un’oscillazione tra memoria e presente per rendere possibile il momento, utilizzando un alfabeto in cui l’espressione è percettiva: il dialetto, la musica, l’italiano, il greco in un’alchimia che scuote insieme antico e contemporaneo con immagini dove il silenzio è il passo lento del sogno o dei possibili non ancora perduti.”

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