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Il programma di Spendig Review intrapreso dal Governo risulta estremamente complesso e delicato sia per l’estensione dell’universo Pubbliche Amministrazioni sia per l’eterogeneità delle loro funzioni. Ciò nonostante, la scarsità di risorse finanziarie ha reso improcrastinabile un loro utilizzo più attento e rigoroso in tutto il mondo e soprattutto in Italia per il suo altissimo debito pubblico.
Tuttavia, il rigore, da solo, non può bastare, neppure in tempo di crisi. Occorrono altri strumenti, diversi da quelli tradizionali: questi, infatti, costringono le Amministrazioni virtuose a sacrifici al pari di quelle non virtuose, e la conseguenza è che i sacrifici finiscono per essere percepiti come iniqui, venendo ad incrinare il consenso di cittadini e amministratori verso lo Stato.
Il rigore, dunque, deve accompagnarsi a meccanismi incentivanti, che sappiano premiare le Amministrazioni meritevoli e sanzionare quelle che non lo sono. Per farlo c’è bisogno di strumenti di valutazione e misurazione anche a livello qualitativo.
A questa necessità risponde la proposta di Fondazione Etica: il Rating Etico del Soggetto Pubblico.
L’idea è stata ispirata da quanto accaduto con la crisi economico-finanziaria internazionale degli ultimi anni: essa ha reso palese, da un lato, l’inaffidabilità di un certo modo di valutare sui mercati regolamentati i titoli finanziari e i loro emittenti (imprese quotate e Stati sovrani); dall’altro, la migliore tenuta dei cosiddetti Indici di Sostenibilità Esg (enviromental, social, governance). La maggiore efficacia di questi ultimi sta nella loro peculiarità: tener conto non solo della perfomance economica e finanziaria, ma anche di variabili qualitative e “etiche”, come la governace aziendale, l’impatto sociale e quello ambientale.
Ci siamo chiesti se questo fosse possibile anche in ambito pubblico, e dopo due anni di studio e ricerca sul campo, abbiamo riscontrato che è non solo possibile ma, anzi, auspicabile. Le analisi soltanto quantitative, infatti, si sono rivelate tanto essenziali quanto insufficienti: il downgrade nel rating di una Regione o di un Comune è la spia di un problema, ma non l’indicazione di dove intervenire.
Il legislatore lo ha capito già nel 2009, quando è intervenuto con la legge n. 15 al fine di rendere obbligatorie per le P.A. la misurazione e la valutazione della perfomance, oltreché la trasparenza e l’integrità. Gli stessi punti sono stati sollecitati più volte al nostro Paese anche dall’Unione Europea. La valutazione qualitativa delle Amministrazioni Pubbliche, dunque, non è più solo un’opzione oggi, un qualcosa da fare in futuro, bensì da fare subito, in base ad un obbligo normativo, purtroppo talora ignoto anche agli addetti ai lavori e, perciò, in buona parte inadempiuto.
Per essere efficace, la valutazione deve essere effettuata a prescindere dall’adesione del soggetto valutato e basarsi su una pluralità di fonti. In altri termini, la valutazione della performance deve essere esterna e indipendente, e servire non tanto alle P.A. ma a chi deve relazionarsi con esse, cioè ai suoi stakeholders: i cittadini/utenti, le imprese fornitrici, lo Stato finanziatore, la UE.
Questo è ciò che fa il Rating di Sostenibilità per le P.A., che non intende intromettersi nella sfera di autonomia delle P.A. e nei loro sistemi di autodiagnosi, ma aggiungersi ad essi all’esterno.
Attraverso l’analisi e la ponderazione di dati qualitativi oggettivizzabili, il Rating di Sostenibilità Pubblica valuta una P.A. nel suo complesso, anche disaggregandola per macroaree – quali la governance o il rapporto con i fornitori- e ponendola a confronto con le Amministrazioni della stessa tipologia.
Il Rating Etico del Soggetto Pubblico, o Rating di Sostenibilità, può essere uno dei contributi concreti per cominciare a guardare le cose da un punto di vista nuovo, preoccupandosi non solo di “quanto” spende la P.A., ma anche di “come” e “per cosa”.

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