Buen Vivir

Non solo austerità. E mentre a Roma e Berlino l’attenzione è concentrata principalmente su Madrid e si discute di tagli e austerità a Quito, in Ecuador, dal 6 al 8 giugno si è tenuta la prima edizione della conferenza internazionale sulle alternative di sviluppo sostenibile che ha visto la partecipazione di circa 600 persone con più di 100 relazioni da parte di accademici e membri di organizzazioni non governative provenienti da tutto il mondo. Una manifestazione che ha anche un po’ d’Italia visto che a pensarla e a coordinarla è stata Federica Zaccagnini, una 32enne romana dottore di ricerca in economia dello sviluppo a Roma Tre. Il tema al centro delle relazioni dei partecipanti era il buen vivir, una parola spagnola il cui significato in italiano è viver bene e che riprende l’espressione Quecha “Sumak kawsay”. Espressione quest’ultima che forse può sembrare assai esotica e che probabilmente farà sorridere gli economisti cosiddetti tradizionali ma che dal 2008 è presente nella costituzione ecuadoriana e che può essere sintetizzata come la ricerca di armonia e benessere collettivo con la natura. Un tentativo, il buen vivir, di disegnare una nuova prospettiva di cambiamento sociale, a partire da una visione plurinazionale e interculturale che partendo dalle esperienze delle comunità indigene pone una particolare attenzione a “madre natura” (pachamama) non più vista come semplice mezzo per raggiungere il benessere ma che diviene essa stessa fine ultimo. Un passaggio questo che distingue nettamente il buen vivir da altri approcci eterodossi emersi negli anni recenti. L’Ecuador sta cercando non senza difficoltà di trasferire il buen vivir in prassi politica. Il piano nazionale 2009-2013 cerca di rendere operative alcune delle idee del buen vivir. Ma l’attuazione delle politiche è spesso assai più complessa e controversa di quanto la teoria a volte lasci intravedere. Le recenti proteste delle comunità indigene contro l’apertura di una miniera e le continue polemiche sulle trivellazioni in amazzonia evidenziano bene la complessità del processo in corso. Del resto i proventi del petrolio che rappresentano una componente consistente del PIL ecuadoriano hanno permesso negli ultimi anni di diminuire il numero dei poveri e aumentare la scolarizzazione nel paese andino.

Al di là della retorica politica che sempre purtroppo un po’ accompagna eventi di questo tipo la conferenza di Quito testimonia, una volta ancora, quanto sia importante guardare al sud del Mondo. Troppo spesso nelle nostre riflessioni siamo portati a considerare l’attuale paradigma neo-liberale oggi dominante come qualcosa di ineluttabile al fuori del quale è impossibile muoversi per disegnare politiche. Non è cosi e a Quito in molti lo hanno ricordato anche a noi  concentrati ultimamente a discutere solo di austerità dimenticando che l’obiettivo ultimo di chi disegna le politiche in fondo è proprio quello di consentire agli individui tutti di viver bene.

Scarica pdf

© 2013 Fondazione Etica.
Top