Il primo premio

 

Nell’inondazione di commenti sui risultati elettorali, conviene salvare alcuni dati di fondo. Semplici, scolastici quasi, ma capaci di far capire talora più di percentuali e calcoli sofisticati.

Il dato più importante è che hanno vinto i cittadini. A loro, e non a Grillo, andrebbe il primo premio, se fosse previsto nella gara elettorale. Di fronte agli scandali e agli abusi della politica, ma soprattutto di fronte all’eterno temporeggiare dei partiti, i cittadini si sono finalmente riappropriati dell’unico vero potere che hanno: votare. E soprattutto votare per lanciare un messaggio forte e chiaro.

Troppo facile dire che quello del 6 maggio è stato un voto di protesta: non andare a votare, da un lato, e votare per liste non di partito, dall’altro, era l’unica vera opzione per gli elettori. Gli unici due modi tra cui poter scegliere per dire: cari partiti, così non ci siamo.

I nomi da scrivere nelle liste elettorali non vengono decisi dai cittadini, e la loro, quindi, è una libertà inevitabilmente limitata dall’offerta politica disponibile. Molti sarebbero stati più contenti, domenica scorsa, di fare la croce su un partito di centrodestra riformatore e liberale, mentre altri avrebbero voluto scegliere tra candidati democratici credibili. Dove li hanno trovati, infatti, la gente li ha votati, ma dove non li ha trovati ha esercitato il proprio diritto con gli strumenti a disposizione: astenersi o votare 5 Stelle.

Così facendo, gli elettori non si sono limitati a protestare: hanno denunciato. Una denuncia seria, che avrebbero preferito evitare, perché i partiti sapevano già cosa fare e non lo hanno fatto. L’elenco è lungo e fin troppo noto: classi dirigenti inadeguate, scandali impuniti, denari pubblici sperperati, annunci roboanti e riforme eternamente rimandate. Appena hanno potuto i cittadini hanno detto basta, disertando le urne o regalandole a un comico senza altra pretesa che quella di aprire una voragine nel fortino della politica.

Politici supponenti gli hanno facilitato il lavoro. Ora, però, non si chieda a Grillo più di quanto possa e voglia fare. Mirava a creare una leva dei cittadini per scalzare gli schemi esistenti, e lo ha fatto: ora aspettiamo di vedere se qualcuno saprà farne buon uso.

Siamo scettici al riguardo, perché lo scorso anno, in occasione delle amministrative, scrivemmo considerazioni simili. E da allora i fatti raccontano che nessun partito ha avuto l’umiltà di imparare dalla lezione della primavera 2011. Se così fosse anche dopo il 6 maggio, allora rassegniamoci non ad uno, ma a mille Grillini. Anzi, Stellini (giustamente, per rispettare la loro volontà di smarcarsi dal comico).

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